“Che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”, ha detto Papa Francesco. E invece: il consigliere del sindaco di Mariupol ha dichiarato che i russi stanno organizzando una parata che sancisca la conquista della città-martire del conflitto in Ucraina. Una manifestazione che coinciderà con la data simbolica del 9 maggio: ovvero il giorno del “Den Pobedy”, il “Giorno della Vittoria” dei russi sui nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Già nei giorni scorsi era emerso da fonti di intelligence, riportate da Sky News, che gli ufficiali russi avrebbero promesso ai soldati per risollevare il loro morale che “la guerra finirà entro il 9 maggio”, il giorno in cui si celebra appunto la vittoria nella “Grande Guerra Patriottica”, ogni anno commemorata con una grande parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca – e per i quali leader mondiali potrebbero essere invitati in Russia anche quest’anno.

Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco, ha dichiarato che “secondo le nostre informazioni, a Ivashchenko (autoproclamato sindaco filorusso di Mariupol, ndr) è stato ordinato di ripulire parte del distretto centrale della città dai detriti e dai cadaveri per permettere la sfilata del 9 maggio. Tutto indica che gli occupanti vogliano organizzare un ‘carnevale della vittoria’, in caso di successo”. Kiev è tornata inoltre ad accusare Mosca di aver utilizzato a Mariupol almeno tredici forni crematori mobili per rimuovere i corpi dei civili uccisi.

“Dopo che il genocidio del popolo ucraino a Bucha, nella regione di Kiev, è stato ampiamente trattato dai mass media internazionali, le truppe russe hanno iniziato a utilizzare i crematori mobili in Ucraina – hanno dichiarato i servizi segreti di Kiev -. A Mariupol sono stati individuati in totale 13 crematori mobili per rimuovere dalle strade i corpi dei civili”. Sia per quanto riguarda la parata che per quanto riguarda i forni crematori, le fonti sono di parte. Certo è che una celebrazione della conquista sarebbe effettivamente una sfilata tra le macerie.

Mariupol è effettivamente la città martire del conflitto. Da settimane sotto i colpi dei russi. Secondo le autorità locali distrutta al 90% delle sue infrastrutture. Kiev ha denunciato attacchi a scuole, ospedali, teatri. Azioni e stragi puntualmente negate dalla propaganda russa. La città è un punto strategico, dalle prime fasi del conflitto al centro delle attenzioni di Mosca in quanto permetterebbe di collegare la penisola di Crimea occupata nel 2014 e i territori delle repubbliche auto-proclamate indipendenti dai separatisti filo-russi del Donbass nello stesso anno. Il ministero della Difesa ucraino ha smentito dicendo di non aver avuto notizia di alcuna resa. I russi hanno comunicato in mattinata oltre mille marine ucraini arresi a Mariupol.

A resistere sono ormai i marine e i miliziani del Battaglione Azov, quello accusato di essere composto da estremisti di destra e nostalgici di Stepan Bandera – uno dei pretesti per l'”operazione speciale” di “smilitarizzazione” e “denazificazione” definita dal presidente russo Vladimir Putin. Circondati dall’esercito russo, asserragliati nell’acciaieria Azovstal, si trovano i marine della 36esima brigata. “Ci arrendiamo ai russi. Non abbiamo più cibo, né munizioni. Non abbiamo altra scelta”, le dichiarazioni di un volontario britannico che combatte con gli ucraini alla madre secondo quanto riportato dalla BBC. Nessun corridoio umanitario è stato attivato oggi. Kiev ha accusato le truppe di Mosca di aver violato gli accordi.

“La situazione lungo i percorsi previsti è troppo pericolosa e siamo costretti ad astenerci dall’aprire corridoi umanitari”, ha dichiarato la vice primo ministro Iryna Vereshchuk. Secondo il sindaco di Mariupol ancora 100mila abitanti aspettano di essere evacuati. Il ministero della Difesa di Ankara ha fatto sapere che sarebbero a disposizione navi turche per evacuare persone dalla città affacciata sul Mare d’Azov.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.