Lo famo strano”, e come sennò? Carlo Verdone compie 70 anni e sembra il compleanno di uno di famiglia. Dell’ingenuo e dell’irascibile, dello sfigato, del tonto, del tamarro, del secchione e dell’ipocondrico, del rockettaro e del romanticone e di ogni altra maschera, personaggio o macchietta attraverso cui l’attore, regista e sceneggiatore romano ha raccontato l’Italia in 40 anni di carriera. In 27 film da regista, 39 da attore, nove i David di Donatello vinti. E nessuna voglia di fermarsi: sta scrivendo un libro di racconti, ha portato in mostra le sue fotografie ed è alle prese con una serie che dovrebbe uscire nel 2021. Come il suo ultimo film: Si vive una volta sola, che doveva arrivare nelle sale nel 2020 e che il coronavirus ha bloccato. Se ne parla l’anno prossimo, sempre con lo stesso entusiasmo.

Che dirvi? So’ tanti – ha scritto sui social Verdone citando Bruce SpringsteenMa la mente è lucida, lo spirito positivo, le anche robuste. Quindi la corsa continua! Born to run finché potrò“. Il regista, attore, mattatore tra i più rappresentativi della commedia italiana ha ringraziato i fan sui social per tutti gli auguri e gli omaggi che gli stanno arrivando in queste ore. IlRiformista.it si unisce a questi. E lo fa a modo suo, alla maniera di Verdone, o meglio di uno dei protagonisti di Viaggi di Nozze, Ivano. Lo facciamo “strano” anche noi scegliendo il suo miglior film. Ogni redattore il suo preferito, il prediletto; coscienti di quanto possa essere parziale e divisivo. Comunque, non abbiamo litigato, piuttosto riso. Ecco il contest, un gioco aperto a osservazioni e opinioni.

Scegliere un film preferito tra tutti quelli di Carlo Verdone per me è molto difficile. Alcune battute di Borotalco, Gallo Cedrone, Viaggi di nozze, Bianco Rosso e Verdone e Un sacco bello (solo per citarne alcuni) mi accompagnano ancora oggi nel quotidiano. Penso a Compagni di scuola che credo sia probabilmente il migliore, un vero e proprio cult con un cast eccezionale. Insomma scegliere il preferito mi mette alle strette per cui scelgo un film cui sono particolarmente legato. E scelgo Troppo forte. È stato uno dei primi film che ho avuto in VHS e l’ho visto e rivisto decine di volte. E il monologo della Palude del Caimano con gli “anticorpi coi controcojoni” è più attuale che mai… (Davide Nunziante)

Non ce la faccio più!”. Chi almeno una volta nella vita non l’ha detto figurandosi l’immagine di Magda Ghiglioni del film Bianco, Rosso e Verdone seduta sul water mentre si dondola esasperata. Tra silenzi e rassegnazione, la storia di Magda e Furio è l’incarnazione tragicomica di donne sottomesse che riescono a trovare il coraggio di cambiare e di uomini che, forse, non cambieranno mai. (Roberta Caiano)

Maledetto il giorno che t’ho incontrato: è uno dei primi film in cui si vede Carlo Verdone uscire dalla sua Roma e dall’Italia. Una commedia sentimentale tra Milano, Londra e la Cornovaglia che vede protagonisti Bernardo e Camilla (Margherita Buy). Lui giornalista e scrittore alla ricerca dello scoop impossibile sulla reale natura della scomparsa di Jimi Hendrix, lei attrice complessata che si innamora prima del suo analista e poi del suo regista teatrale. Entrambi soffrono di depressione e ipocondria e, spesso, si ‘consolano‘ con farmaci. Tra loro nasce prima l’amicizia, poi l’amore. (Ciro Cuozzo)

Un sacco bello: uno dei tanti film simbolo della capacità di Verdone di non essere esclusivo protagonista della scena e suo debutto sul grande schermo. Nel film che narra le tre storie parallele dei protagonisti Leo, Enzo e Ruggero (tutti interpretati da Verdone), è indimenticabile il ‘duetto’ col Mario Brega che interpreta il padre dell’hippie Ruggero, tornato a casa dopo due anni in una ‘comune’ in Toscana. Una scena simbolo dello scontro generazionale e della tipica ipocrisia italiana. (Carmine Di Niro)

Non può che diventare un voltafaccia questa faccenda. Sono pazzo di Iris Blonde mi ha sempre catturato: un titolo fantastico, quel fascino da opera minore, la blefaroptosi della cameriera, le tastiere anni ’80, l’amore impossibile e una malinconia che soltanto un treno che non vorremmo mai partisse. Ma la battuta, la parte, lo spezzone da ricordare e imitare – e ridere – insieme con gli amici è sempre stato un altro. Devo quindi tradire Iris Blonde per Borotalco. Tutta colpa di Manuel Fantoni, maschera di velleità e millanteria. E un monologo indimenticabile. Quel film fu anche una dedica a Lucio Dalla: Iris Blonde sarebbe potuta comunque essere il personaggio di una sua canzone. (Antonio Lamorte)

Nei film di Verdone c’è uno sguardo profondo, ironico e preveggente sul nostro tempo. In Borotalco, Manuel Fantoni anticipa lo storytelling della politica, oggi materia per spacconi. In Viaggi di Nozze c’è lo spostamento dell’antipolitica nelle periferie urbane. In Viaggio con Papà quello che tocca le corde del cuore, unendo le due icone di Verdone e Alberto Sordi. Ne La Grande Bellezza è magistrale, e chissà perché la metà delle scene di Verdone, tra cui un metaforico pianto sulla scalinata del Campidoglio, venne poi tagliata da Sorrentino. Oggi c’è un suo film che non riusciamo a vedere, Si vive una volta sola. Non esce causa covid, proprio come noi.
(Aldo Torchiaro)