Sergio Mattarella è unanimemente riconosciuto come una delle figure politiche più stimate e amate dagli italiani, un punto di convergenza in un paese dove domina la divergenza, gli scontri e le faide.

Eppure il 3 marzo 2015 c’era chi al Quirinale voleva qualcuno che della divisione, della polemica e dell’insulto ha fatto un suo marchio di fabbrica. Il 28 gennaio di quell’anno infatti il duo sovranista composto da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, all’epoca non ancora la guida del centrodestra a trazione ultranazionalista, in un’intervista faceva il nome del giornalista Vittorio Feltri come candidato alla Presidenza della Repubblica.

Vogliamo risvegliare l’Italia che non è di sinistra. L’Italia che produce, che lavora, che contesta l’Europa delle banche e dell’euro, della finanza, che vuole bloccare gli immigrati clandestini, che non è politicamente corretta, allineata, serva. L’Italia renziana”, spiega l’attuale leader del Carroccio. Sulla stessa linea c’era anche la Meloni, che spiegava l’indicazione di votare per il Quirinale “un uomo come Vittorio Feltri, persona libera, abituata a dire quello che pensa, coraggiosa. Perché all’Italia serve una persona così”. In Aula Feltri otterrà 49 voti al primo scrutinio, 51 al secondo, 56 al terzo e 46 al quarto.

LE ULTIME CONTROVERSIE – Proprio Feltri, dallo scoppiare dell’emergenza Coronavirus, si è letteralmente scatenato in invettive che hanno provocato reazioni durissime. Il diretto di Libero è stato infatti segnalato al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia per le sue parole durante la trasmissione di Mario Giordano “Fuori dal Coro”, dove il giornalista aveva detto che “i meridionali in molti casi sono inferiori”.


Feltri aveva replicato anche ad alcune dichiarazioni del sindaco di Napoli Luigi De Magistris dichiarando come senza il pil della Lombardia “in Campania si morirebbe di fame”. E sempre su Twitter un’ulteriore considerazione del direttore di Libero sulla questione nord-sud: “Mi pare del tutto evidente che il Sud e la sua gente siano economicamente inferiori rispetto al Nord. Chi non lo riconosce è in malafede”.