L’avevano cancellata dall’agenda politica internazionale. Scomparsa dai “radar” dei media. E invece la “polveriera palestinese” è tornata ad esplodere. Prima a Gerusalemme, la Città contesa, e poi nella Striscia di Gaza e nelle città frontaliere israeliane. Raid aerei, razzi, colpi d’artiglieria, mobilitazione di riservisti, sirene che risuonano per segnalare il pericolo che viene dal cielo. La quarta guerra di Gaza è iniziata. A cambiare è il nome in codice dell’operazione avviata dalle Idf, le Forze di difesa israeliane. Stavolta è “Guardiano delle Mura”. E per non essere da meno, anche le milizie palestinesi hanno battezzato la loro resistenza armata, operazione “Spada di Gerusalemme”.

Ventiquattr’ore di attacchi ininterrotti, di razzi, feriti e vittime, in un conflitto che si inasprisce ulteriormente con l’invio di truppe israeliane al confine con la Striscia e il richiamo di 5mila riservisti. È di almeno 28 morti, compresi nove bambini, e 152 feriti il bilancio delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza: lo ha reso noto il portavoce del ministero della Salute di Gaza, Ashraf al-Qudra, citato dalla tv satellitare al-Jazeera. Secondo i militari israeliani “vanno ancora chiarite” le circostanze della morte dei nove bambini. E anche Israele conta le sue prime vittime: due donne, ferite mortalmente da uno degli oltre 250 razzi sparati dai miliziani palestinesi da Gaza verso Israele, in particolare verso Gerusalemme, Ashdod e Ashkelon. Più di 70 i feriti curati in ospedale, oltre 30 sono in pronto soccorso e due in gravi condizioni. Lo riferiscono fonti mediche, citate dai media. Un’altra persona anziana, secondo la radio militare, è in fin di vita.

La risposta di Tsahal, l’esercito israeliano, non si è fatta attendere: colpiti oltre 130 obiettivi militari nell’enclave palestinese. Un portavoce militare israeliano ha inoltre riferito che a essere stata colpita è anche una cellula di Hamas che usava missili anti-carro a Gaza. L’esercito ha anche deciso l’invio di rinforzi al confine di Gaza: tra questi, la Brigata di fanteria Golani e la 7/a Brigata Corazzata, oltre a unità di intelligence e aviazione. Gli attacchi su Gaza continueranno e “tutti i comandi si devono preparare ad un conflitto più esteso senza limiti di tempo”, annuncia il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Aviv Kochavi, confermando l’ordine ai militari di colpire i membri operativi di Hamas e della Jihad islamica a Gaza.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato ieri mattina consultazioni sulla sicurezza nel suo ufficio a Tel Aviv dopo l’escalation delle ultime ore. Israele «intensificherà ulteriormente la potenza ed il ritmo degli attacchi» contro la Striscia di Gaza, ha dichiarato il primo ministro al termine della una riunione. «Siamo nel mezzo di una campagna militare», afferma Netanyahu, citato dal Times of Israel. «Da ieri pomeriggio (lunedì per chi legge, ndr) l’esercito ha eseguito centinaia di attacchi contro Hamas e la Jihad islamica a Gaza. Abbiamo colpito comandanti e molti obiettivi di alta qualità», ha aggiunto. In serata, Israele avrebbe respinto una richiesta di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza che sarebbe stata avanzata da Hamas. Lo riporta l’emittente Channel 12 secondo cui sarebbero stati “intermediari arabi” a consegnare il ‘messaggio’ di Hamas a Israele.

Le autorità dello Stato ebraico avrebbero respinto la proposta, sostenendo che il movimento islamista non avrebbe ancora pagato il giusto prezzo per i suoi attacchi contro Israele. «Il nostro obiettivo è di colpire duramente Hamas, indebolirlo e fargli rimpiangere la sua decisione» di lanciare missili contro Israele. A dirlo è il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz, parlando con i giornalisti vicino ad una batteria di missili del sistema di difesa Iron Dome nel sud d’Israele. L’operazione militare in corso durerà diversi giorni con le forze aeree, terrestri e navali israeliane, che bombarderanno obiettivi di Hamas e la Jihad islamica. «Ogni bomba ha il suo indirizzo. Continueremo nelle prossime ore e i prossimi giorni. È difficile dire quanto tempo ci vorrà», ha rimarcato, citato da Times of Israel.

Ad accendere lo scontro è stato l’ultimatum di Hamas che, a fronte del mancato ritiro delle truppe israeliane dall’area della moschea di Al Aqsa e da Sheikh Jarrah, quartiere palestinese a Gerusalemme est, ha sparato sei razzi contro la città a circa cento chilometri di distanza. Era dal 2014 che non veniva colpita. Le autorità israeliane hanno chiuso tutte le scuole nelle comunità vicino Gaza, limitando le riunioni di persone a 10 all’aperto e 50 all’interno. Imprese e posti di lavoro sono aperti solo se vi è un accesso ai rifugi per tutti. Hammed a-Rakeb, un dirigente di Hamas citato dalla radio pubblica israeliana, ha affermato che questo attacco è una risposta ad attacchi lanciati in precedenza da Israele contro appartamenti dove si trovavano comandanti militari.

«Abbiamo lanciato razzi contro Ashkelon dopo un attacco israeliano che ha colpito una casa a ovest di Gaza City. Se Israele continuerà ad attaccare, trasformeremo Ashkelon in un inferno». È quanto aveva affermato in mattinata il portavoce dell’ala militare di Hamas, – le Brigate Ezzedin al-Qassam – Abu Ubaidah, secondo quanto riporta Haaretz. Intanto due comandanti della Jihad islamica, Kamel Kuraika e Sameh al-Mamluk, sono rimasti uccisi in un attacco condotto dall’aviazione israeliana contro un appartamento in un grande condominio nel rione Rimal di Gaza. Con loro è rimasto ferito in modo grave un altro comandante della Jihad islamica, Muhammad Abu al-Atta, fratello del leader militare della Jihad islamica nel nord della Striscia ucciso da Israele nel 2019. Da Washington a Bruxelles (Ue), dal Palazzo di Vetro (Onu) a Mosca: la comunità internazionale sforna appelli alla moderazione e al freno dell’escalation militare. Appelli che, come sempre, non sortiscono effetto. Gaza e Israele si preparano ad una nuova notte di fuoco. Come le tante che si sono susseguite negli anni. È l’impotenza della forza. In Terrasanta le “colombe” non volano più. A regnare sono i falchi.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.