“Dopo tanti sacrifici, lotte e delusioni, grazie all’intervento dei garanti e di Rita Bernardini ce l’abbiamo fatta: Rade ora può riabbracciare i suoi figli”. Rosa Cecere è commossa nel comunicare la bella notizia che aspettava da mesi. Il suo compagno, Rade Nikolic, 39 anni, era stato ristretto al carcere di Sassari in Sardegna dopo travagliate vicende. Troppo lontano da casa per la compagna e soprattutto i 7 figli dell’uomo che per due anni non hanno potuto vedere il loro papà. Dopo mesi di richieste e proteste adesso è stato trasferito nel carcere di Carinola nel casertano dal 1 Settembre. Dovranno passare i 10 giorni di quarantena di routine e poi finalmente ci sarà quell’abbraccio tanto atteso.

“Dopo mesi che me lo chiedevano è stata una gioia enorme poter dire ai bambini che tra pochi giorni potranno rivedere il loro papà”, ha detto Rosa che non vede l’ora di andare dal marito a colloquio. “È stata dura ma ce l’abbiamo fatta”, continua. Per mesi Rosa non ha saputo cosa dire ai suoi figli di 9 e 15 anni. Non potevano andare dal papà in Sardegna perché il viaggio è troppo costoso ma soprattutto faticoso: i due figli di Rosa e Nikolic soffrono di disturbi per cui non potevano viaggiare.

“Mio figlio Domenico soffre di una patologia pregressa e non può stare in luoghi al chiuso – aveva spiegato Rosa al Riformista qualche mese fa – Non posso portarlo con me in aereo o in nave per vedere il papà. Questo me l’hanno detto i medici. Poi entrambi fanno psicoterapia individuale 3 volte a settimana quindi io o mi occupo della loro salute o viaggio. E per questo motivo loro non vedono il padre da 2 anni. Ho chiesto l’avvicinamento ma ancora non ho avuto risposta. È diritto dei miei figli rivedere il loro padre”.

La storia di Nikolic Rade e della sua famiglia

Rade sta scontando la sua pena già da 9 anni e per il fine pena ci vuole ancora un po’ di tempo. È stato detenuto prima al carcere di Nuoro, poi a Cagliari e infine a Sassari e non riusciva a trovare pace in nessun modo. “È stato pestato nel carcere di Nuoro Badu ‘e Carros. Io ho denunciato tutto ai carabinieri di Melito per ben 3 volte, ora c’è un’indagine in corso – ha raccontato Rosa – Dopo quell’episodio è stato trasferito prima a Cagliari e poi a Sassari, sempre in Sardegna. È scattata una sorta di ripicca nei confronti di mio marito perché quasi due anni fa è evaso dal carcere di Secondigliano durante un permesso premio. Ed è l’unico detenuto in tutta Italia che è stato 16 mesi al regime di 14 bis”.

Al dramma dei suoi figli Rosa ne aggiungeva un altro: “Ho paura per mio marito perché so che è rinchiuso lì e lo minacciano ogni giorno. ‘Qui stai in Sardegna, comandiamo noi, ti faremo pagare quello che tu hai fatto ai nostri colleghi a Napoli’. Perquisizioni tutti i giorni, minacce, abusi e continua a stare isolato da tutti nonostante non abbia più il 14 bis, lo ritengono sempre un elemento pericoloso”. Rosa in questi mesi ha tenuto alta la guardia e ha continuato a denunciare tutto ciò che accadeva al marito. “Dal carcere sono anche arrivate lettere di minacce a me – continua a raccontare – io le ho portate ai carabinieri perché quella grafia non è di Rade”.

La richiesta di trasferimento

La richiesta di Rosa era quella che il compagno fosse spostato in un carcere che da Napoli avrebbero potuto raggiungere in giornata. Rade ha anche altri 5 figli da altre unioni e a pagare a caro prezzo per quella distanza erano soprattutto i più piccoli che soffrivano per la mancanza del padre. Così Rosa, donna dallo spirito battagliero, ha cominciato a fare richieste su richieste al Dap senza ottenere risposte.

Ha chiesto aiuto ai garanti dei detenuti della Regione e di Napoli, Samuele Ciambriello e Pietro Ioia, e si è appellata anche a Rita Bernardini. Tutti hanno cercato di fare luce su quanto stesse accadendo in carcere a Rade e cercare di aiutarla. Ciambriello ha scritto diverse volte al Direttore del Dap dal primo ottobre 2020. Gli fu risposto che per “comportamenti contrari all’ordine e alla sicurezza e che pertanto, al momento, perdurando le esigenze di sicurezza che ne hanno imposto il trasferimento fuori distretto, non è possibile garantire il suo avvicinamento agli Istituti Penitenziari di sua residenza”.

A questo Ciambriello ha risposto a fine luglio ricordando che Rosa dal 13 maggio 2021 non riusciva ad ottenere risposte sulla richiesta del trasferimento del compagno e che questa si riferiva alla possibilità di essere spostato in Lazio o Molise, regioni più facilmente raggiungibili in giornata da Rosa e i suoi figli. La situazione pandemica in Italia era cambiata e il Covid non poteva più essere una “scusa” per impedire i trasferimenti.

A quel punto finalmente pochi giorni dopo è arrivata l’autorizzazione al trasferimento al carcere di Carinola a partire dal 26 luglio. “Rade è stato trasferito il 1 settembre perché prima il carcere non è riuscito a organizzare il trasferimento – conclude Rosa – Ora dovrà stare in quarantena per 10 giorni, come è previsto dai protocolli sanitari. Manca pochissimo e finalmente potremo riabbracciarlo, non vediamo l’ora. Ringrazio di cuore i garanti e tutti quanti mi hanno aiutato in questa battaglia”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.