Nel Governo il dibattito sul reddito di cittadinanza è acceso ma nelle intenzioni di Draghi sembrerebbe destinato a rimanere. Con qualche modifica legata alle politiche attive del lavoro. Si investirà sugli strumenti per l’inserimento nel mondo del lavoro e sulla formazione. Sembra questa la linea tracciata da Draghi che ha dichiarato di condividere “il concetto” alla base del reddito di cittadinanza, bandiera del governo Giallo-verde del Conte I.

Tra i paesi europei l’Italia è stata penultima a dotarsi di uno strumento per sostenere le fasce più deboli della popolazione. E gli effetti della pandemia ne hanno rafforzato il suo impiego soprattutto al Sud. Ma ora si lavora a politiche attive del lavoro utilizzando i 5 miliardi inseriti nel Recovery Plan per provare a reinserire il mercato del lavoro 3 milioni di persone ricorrendo alla leva della formazione e della riqualificazione professionale.

Nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sono indicati i percorsi per rendere occupabili (il piano si chiama Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori) soprattutto giovani e donne che coinvolgeranno direttamente le Regioni, visto che le politiche del lavoro sono ripartite con lo Stato centrale. A valle di questa operazione ci saranno gli ammortizzatori sociali. L’idea da inserire nella della prossima legge di Bilancio è quella di mettere in campo ammortizzatori sociali uguali per tutti, indipendentemente dal settore di appartenenza (manifattura o servizi, per esempio) e dal contratto di lavoro.

Un piano che dovrebbe incentivare l’occupazione ed evitare casi di lavoratori in cassa integrazione per decenni: chi perde il lavoro sarà rioccupato grazie alle politiche attive per il lavoro. In totale, le persone che nel 2020 hanno ricevuto il Reddito (o la pensione) di cittadinanza sono state 3,7 milioni, per 1,6 milioni di nuclei familiari. Ma la misura (per i criteri di accesso) ha escluso più della metà degli indigenti.

Il ministro Orlando che ha marzo ha istituito un Comitato scientifico per la valutazione del redditor di cittadinanza, sta lavorando a nuove proposte per allargare la fascia di destinatari con criteri diversi. Tra le proposte al vaglio quella di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza in Italia richiesti per accedere al reddito di cittadinanza.

C’è poi la questione della cosiddetta scala di equivalenza: l’attuale reddito favorisce i single e penalizza le famiglie numerose. Bisognerà riequilibrare il meccanismo perché il 44 per cento dei beneficiari è composto da un nucleo singolo mentre sono solo poco più del 7 per cento i nuclei composti da cinque persone.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.