Li avete letti i dati sulla povertà diffusi dall’Istat? Ieri, su questo giornale, ne ha parlato ampiamente monsignor Paglia. Ricordando gli insegnamenti di Primo Mazzolari, un prete del novecento che teorizzava la Chiesa dei poveri già ai tempi di Pio XII, camminando controvento e precorrendo Roncalli e Bergoglio. Le cifre sono da paura: il numero dei poveri è aumentato per la prima volta dal 2005, ed è aumentato in misura spaventosa: un milione di poveri in più. In un solo anno. Nel 2019 erano quattro milioni e seicentomila, ora sono cinque milioni e seicentomila. Quasi un decimo dell’intera popolazione italiana.

Mi ha colpito il fatto che la notizia non sia stata considerata da prima pagina da molti dei grandi giornali. Il Corriere, Il Fatto, la Stampa, il Messaggero. Tra quelli che Travaglio chiama sempre i “giornaloni” (compreso il suo). l’unico che le ha dato risalto è stato il Giornale. Che è un quotidiano di destra poco avvezzo a occuparsi di argomenti classicamente di sinistra. Probabilmente lo ha fatto per la semplice ragione che il giornale è pieno di giornalisti, a partire dal nuovo direttore, e che quindi quando vedono una notizia tendono a pubblicarla. Magari a valorizzarla. Poi ognuno può interpretarla come vuole, ma questa è un’altra questione.

Ora, lasciando stare il disinteresse di gran parte del nostro sistema informativo per le notizie (basta ripensare a come ha del tutto ignorato “magistratopoli”, forse lo scandalo politico più clamoroso del dopoguerra), parliamo un attimo della politica. So bene che ha tante emergenze delle quali occuparsi. Non le sottovaluto. Negli ultimi anni, col passaggio al governo dei verdi, dei gialli e anche dei rosa, abbiamo scoperto che c’era un’emergenza spaventosa: il traffico di influenze. E poi un’altra emergenza: il respingimento in mare dei naufraghi. E poi un’altra ancora: il diritto da assicurare ai cittadini di sparare ai ladri e ucciderli senza commettere reato. Poi c’è l’urgenza di impedire ai carcerati di uscire dal carcere se sono malati, magari a poche mesi dall’estinzione della pena. L’urgenza di arginare l’offensiva stragista mafiosa, anche se i dati ci dicono che gli omicidi di mafia sono circa 10 volte meno delle ’uccisioni di donne da parte dei partner, e infine c’è l’urgenza delle urgenze: quella di processare Berlusconi.

Benissimo. E un milione di poveri in più? E comunque un numero di poveri che supera la misura dell’intera popolazione di Roma, Milano e Torino mese insieme, ed è superiore anche all’intera popolazione della Croazia? Pare che questa non sia un’emergenza. Ci dicono gli esperti che l’aumento della povertà è solo una conseguenza della pandemia e della crisi economica prodotta dalla pandemia. Già: ci ero arrivato da solo. In gran parte è frutto del lavoro nero che è sparito in tantissime aziende ed esercizi commerciali, senza lasciare tracce visibili, né casse integrazione, né assegni di disoccupazione: solo fantasmi. Ma fantasmi precipitati sotto la linea della povertà, cioè della dignità umana. È o non è questo, prima di tutti gli altri problemi, il problema essenziale del dopo-pandemia? Nel Recovery Plan ce ne siamo occupati? I partiti politici hanno presente questa circostanza della storia? Intendono occuparsene, preparare delle contromisure? Oppure ci limiteremo a star tranquilli, a dar retta a Di Maio che pensa di avere risolto il problema con una legge sul reddito di cittadinanza che è la più scombiccherata di tutte le leggi scombiccherate di riforma dello Stato sociale?

Lyndon Johnson, che magari molti di voi non ricordano più, ma che è stato un importante presidente americano, nel 1964 preparò un piano sociale, molto serio, per sradicare la povertà. Voleva davvero abolirla. La cosa non gli riuscì perché si impantanò nella demenziale guerra del Vietnam. Però il piano era una cosa molto seria. Prevedeva un reddito universale, che è una cosa molto più saggia e concreta, meno propagandistica e illusoria del reddito di cittadinanza. Perché non si basa sul clientelismo ma sui diritti universali. Costa? Certo, non lo puoi fare con la flat tax. Ma dal 1964 sono passati quasi sessant’anni, la guerra del Vietnam è finita da 50: vogliamo rimetterci mano a quel progetto?

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.