Dall’abolizione della povertà, annunciata nel settembre del 2018 dall’allora vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, alla consapevolezza che la povertà ci sarà sempre, stando alle parole del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Quasi tre anni dopo il partito pentastellato corregge il tiro e archivia una delle più grandi certezze del suo ex capo politico.

Nella sua visita a Napoli a sostegno del candidato sindaco Gaetano Manfredi (frutto dell’alleanza con il Partito Democratico), l’ex premier, oggi capo politico del Movimento 5 Stelle, rivendica “appieno” il reddito di cittadinanza perché rappresenta “una misura di inclusione sociale. Come possiamo amministrare il bene comune senza pensare a quelle fasce di popolazione che non hanno di che mangiare, che sono al di sotto del contesto della vita politica economica e sociale del Paese? Come può la politica non preoccuparsi di questo? Ci dicono che è una misura assistenziale, lavoriamo per le politiche attive. C’è stata una pandemia, abbiamo aggiunto il reddito di emergenza”.

In riferimento alle recenti polemiche sulle difficoltà a reperire personale denunciate da alcuni imprenditori, che hanno attribuito la colpa al reddito di cittadinanza, per Conte “il reddito rappresenta una cintura di protezione, non un ostacolo all’occupazione”. Poi l’ammissione sotto gli occhi proprio di Di Maio, presente in prima fila insieme al presidente della Camera Roberto Fico (oggi in silenzio dopo le recenti polemiche) nel corso della conferenza stampa tenuta da Conte con Manfredi, la consigliera regionale Valeria Ciarambino e la deputata Gilda Sportiello: “Per il reddito di cittadinanza ci sarà sempre spazio perché purtroppo la povertà non è facile eliminarla e ci saranno sempre fasce emarginate della popolazione”.

Un’altra lezione politica per Luigi Di Maio che dopo aver ricoperto ruoli apicali all’interno del Movimento ora potrebbe far parte della segreteria del nuovo leader del Movimento. Conte – sempre da Napoli – ha annunciato che sta lavorando per il “nuovo statuto” del partito dopo la scissione con l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio. “Il secondo mandato? Decido io quando sarà il momento di parlarne e si deciderà con tutta la comunità del Movimento 5 Stelle. Adesso ci occupiamo dello statuto e poi parlerò il linguaggio della verità” ha chiarato. Vincolo che escluderebbe nella prossima legislatura (primavera 2023) numerosi big del partito pentastellato, a partire proprio da Di Maio e Fico.

 

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.