Il politologo Gennaro Carillo, intervistato dal Riformista pochi giorni fa, è stato chiaro: quando si professano “civici”, cioè slegati da politica e partiti tradizionali, Gaetano Manfredi e Catello Maresca utilizzano un artificio retorico tanto banale quanto inutile. La candidatura in sé, infatti, è un atto politico che implica la volontà di mettersi a disposizione della città. Ora a “smascherare” definitivamente i due aspiranti sindaci di Napoli sono Giuseppe Conte e Silvio Berlusconi. Proprio così, i leader rispettivamente del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia hanno più o meno involontariamente messo in discussione il carattere civico delle candidature di Manfredi e Maresca.

Oggi Conte sarà a Napoli per l’apertura della campagna elettorale del M5S a sostegno del suo ex ministro dell’Università. Su Facebook l’ex premier fa sapere che il M5S intende «essere protagonista del rilancio della città insieme a una figura autorevole come quella di Manfredi». Poche parole, ma sufficienti per far capire che l’ex ministro è il candidato dei grillini, oltre che della galassia di centrosinistra. Altro che civico, dunque, come si è finora presentato proclamandosi autonomo rispetto ai partiti. Sul fronte opposto Maresca, nel corso di una trasmissione radiofonica, ha dichiarato che Berlusconi «è un grande imprenditore» dicendosi convinto del fatto che l’Italia «abbia ancora bisogno di una persona come lui». Eppure il pm anticamorra è lo stesso che da giorni tenta di “smarcarsi” da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia in modo tale da non essere indicato come “uomo del centrodestra” a Napoli.

Insomma, Manfredi e Maresca continuano a non voler essere accostati ai partiti nonostante il primo sia il prodotto di un accordo tra le segreterie romane di M5S e Partito democratico, come testimonia la presenza di Conte oggi a Napoli, e il secondo sia pronto a incassare l’appoggio del centrodestra compatto, dunque anche di Fdi che inizialmente sembrava intenzionato a correre con un proprio candidato al primo turno. Se è comprensibile il tentativo di ritagliarsi margini di autonomia rispetto ai partiti locali, che spesso rappresentano la fanghiglia limacciosa in cui nuotano personaggi a caccia di incarichi e prebende, appare invece ipocrita il “filo diretto” che Manfredi e Maresca dimostrano di avere con i quadri nazionali delle rispettive formazioni politiche. I risultati? Un rapporto ambiguo con i partiti e un civismo contraffatto che, come Gennaro Carillo e Marco Plutino hanno magistralmente spiegato su queste stesse pagine, porta con sé soltanto opportunismo, trasformismo, assemblee ingovernabili e amministrazioni inevitabilmente fragili.

Non fu  così nel 1993 e negli anni immediatamente successivi, quando i primi sindaci eletti direttamente dai cittadini vivevano il rapporto con i partiti senza ipocrisie perché le loro candidature erano realmente maturate nell’humus delle città, quindi non “catapultate” da Roma né autoproclamate. Ciò consentì a molti primi cittadini di essere genuinamente e realmente civici e politici. Ecco perché Manfredi e Maresca farebbero bene a chiarire il loro rapporto con i partiti che hanno annunciato di volerli sostenere alle comunali: ne rifiuteranno i voti? Pensano di risolvere i problemi di Napoli a prescindere da qualsiasi legame con le forze politiche che operano in città? Interrogativi ai quali va data una risposta per sgomberare il campo da quell’ambiguità, spesso, mista a ipocrisia di cui Napoli può serenamente fare a meno.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.