Non vorremmo prendercela col destino cinico e baro, ma è certo che Napoli abbia avuto una grossa sfortuna: quella di non essere amministrata per dieci anni, soprattutto in una fase in cui la crisi sanitaria ed economica lo imponeva. Ecco perché molti si fregano le mani pensando alla prossima primavera, quando le urne dovrebbero archiviare la stagione di de Magistris e dare ai napoletani un governo vero, capace di traghettarli oltre l’emergenza Covid. Il condizione è più che mai d’obbligo visto che, secondo quanto trapelato nelle ultime ore, l’esecutivo Draghi sarebbe pronto a rinviare la tornata elettorale a settembre, col placet del Comitato tecnico scientifico e senza alcun altolà dei partiti.

La motivazione ufficiale consisterebbe nell’esigenza di scongiurare un’ulteriore diffusione del Covid. In realtà, il rinvio avrebbe motivazioni politiche. La prima: evitare, tra i partiti, una “guerra di tutti contro tutti” che indebolirebbe il governo Draghi proprio nel momento in cui questo è chiamato ad affrontare sfide decisive come campagna vaccinale e Recovery Plan. La seconda: lo slittamento del voto consentirebbe ai partiti di colmare il ritardo accumulato nella scelta dei candidati soprattutto in grandi città come Milano, dove l’unico già sicuro di competere per la fascia tricolore è Beppe Sala, Roma, dove Virginia Raggi ha ottenuto l’investitura ufficiale da parte di Beppe Grillo, e Napoli.

Proprio con riguardo a Napoli, in questa sede non interessa entrare nel merito delle decisioni del Cts e di Draghi, ma Una riflessione sugli effetti del possibile rinvio delle elezioni è doverosa. Al momento la città ha un sindaco “a mezzo servizio”. Da settimane Luigi de Magistris è impegnato nella campagna elettorale in Calabria, regione che punta a governare. La sua distanza da Napoli è evidente soprattutto quando sul lungomare si riversano migliaia di persone in spregio alle norme anti-Covid e al buon senso. Simile a quella di Dema è la posizione del magistrato Catello Maresca che il centrodestra vorrebbe candidare a sindaco: il pm alterna il lavoro di sostituto procuratore generale al confronto con i leader di partiti e movimenti, tra l’altro senza mettersi in aspettativa come non la legge ma evidenti ragioni di opportunità gli imporrebbero.

Il risultato? Una situazione ambigua, avallata dal Csm, che di certo non rafforza un’istituzione come la magistratura la cui credibilità è già ai minimi storici. Quanto agli schieramenti, il centrodestra ha da tempo l’encefalogramma piatto e non fa altro che attendere il sì di Maresca alla candidatura; il centrosinistra ragiona sulle possibili alleanze senza riuscire a indicare un candidato sindaco né un programma amministrativo, preoccupato com’è dall’annunciato ritorno in campo dell’ex sindaco Antonio Bassolino.

E chi risente di più di questa morta gora? Ovviamente Napoli, dove il dibattito politico e amministrativo è pressoché azzerato. Non si discute di bilancio, lavori pubblici, manutenzione, verde, trasporti, periferie. No, perché le forze politiche hanno sposato una tattica attendista e la comunità, dal canto suo, non fa altro che aspettare il solito “uomo della Provvidenza”. Ma il passo dall’attesa all’eutanasia è fin troppo breve. E il rinvio delle elezioni, col suo vuoto di confronto e le ombre che getta sulle istituzioni, rischia di spegnere definitivamente la città.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.