«Noi abbiamo un patrimonio di circa 50mila voti ottenuti alle scorse elezioni, quattro liste per 96 candidati e 9mila sottoscrittori e, soprattutto, un progetto per la rinascita della nostra regione. Luigi de Magistris, al momento, non ha nulla di tutto ciò»: è Carlo Tansi a “svelare” l’ennesimo bluff del sindaco di Napoli, pronto a candidarsi alla guida della Calabria. Geologo del Cnr e professore universitario, per tre anni responsabile della Protezione civile calabrese, nel 2020 Tansi ha sfiorato l’elezione in Consiglio regionale mancando per un soffio l’obiettivo della soglia di sbarramento.

A lui de Magistris si è rivolto con l’obiettivo di fare fronte comune in vista della prossima tornata elettorale dell’11 aprile. Peccato che l’ipotesi di Dema candidato alla guida della Calabria con il sostegno delle liste di Tansi sia ben presto naufragata. La stragrande maggioranza dei fondatori del movimento civico Tesoro Calabria e dei candidati nelle liste che formano la coalizione di Tansi, infatti, ha detto di vedere nel geologo «l’unico candidato alla presidenza della Regione» e ha invitato de Magistris «a essere chiaro e leale con i calabresi indicando pubblicamente, entro il 2 febbraio, quante liste, quanti candidati e quali coalizioni civiche e politiche sostengono la sua candidatura».

Professore, l’ipotesi di un accordo è definitivamente tramontata?
«La base ha indicato me come candidato governatore e ha precisato che, se non dovessi essere io, molte persone già inserite nelle liste farabbero un passo indietro. Così il nostro progetto, basato sul civismo ed elaborato col contributo delle migliori intelligenze della Calabria, fallirebbe. Devo prendere atto della volontà della base che, tra l’altro, non ha gradito un gesto del sindaco di Napoli».

Quale?
«De Magistris è venuto a casa mia subito dopo aver annunciato di volersi candidare a governatore. Molti non hanno apprezzato».

Ma la possibilità di un accordo con lui c’è stata…
«Anche prima della sua visita il movimento Tesoro Calabria ha vagliato la possibilità di una coalizione progressista più ampia. Se il centrosinistra avesse preso in considerazione questa ipotesi e garantito un radicale rinnovamento dei candidati, il nostro movimento si sarebbe potuto aggregare. Poi tutti, a cominciare dal Partito democratico, hanno preso le distanze da de Magistris. Il risultato è che, allo stato attuale, noi abbiamo quattro liste pronte, lui no».

Per qualcuno de Magistris intende garantirsi un futuro politico. Per altri il suo obiettivo sarebbe quello di “neutralizzare” Tesoro Calabria per fare un favore al Pd e ottenere l’appoggio dei dem in altri territori. Fantapolitica? Lei che idea si è fatto?
«Non lo so, non capisco perché il sindaco uscente di una delle città più importanti al mondo punti al Consiglio regionale della Calabria».

Dalla sua parte de Magistris ha soltanto Pino Aprile: è la nascita di un nuovo fronte meridionalista?
«Il meridionalismo non coincide con Aprile che solo in una seconda fase della sua vita ha scoperto questa “vocazione”. Il nostro meridionalismo ha radici più profonde e un carattere meno oltranzista e più propositivo. Per esempio, chiediamo che al Sud vengano assegnati non 77 miliardi del Recovery Fund, sulla base del numero degli abitanti, ma il doppio, tenendo conto anche di reddito e occupazione: quelle risorse sarebbero fondamentali per la Calabria che deve stabilizzare i precari, creare lavoro, mettere in sicurezza le strade e ammodernare la rete ferroviaria».

Quindi prende le distanze da Aprile?
«A novembre scorso Aprile mi ha invitato a un tavolo di cui facevano parte anche Pd e Movimento 5 Stelle pretendendo che ritirassi la mia candidatura. Ho ringraziato e sono andato via. Poi sono stato avvicinato da centrosinistra e M5S che, davanti alla mia richiesta di candidare volti nuovi e individuare subito l’aspirante governatore, hanno risposto invitando me a fare un passo indietro. Poi un alto dirigente del Pd, vicino al segretario Nicola Zingaretti, mi ha fatto una serie di allettanti proposte per convincermi ad abbandonare la partita. Niente da fare, non mi vendo».

Accetterebbe l’appoggio di Dema alla sua candidatura?
«In quel caso la base darebbe l’ok, ma bisognerebbe valutare l’affidabilità dei candidati di de Magistris: i nostri sono lontani dalle logiche di quella classe politica che ha devastato la Calabria».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.