«La candidatura di Catello Maresca c’è e punta a costruire qualcosa di nuovo per Napoli dopo trent’anni di amministrazione rossa e arancione». Parola di Stefano Caldoro, consigliere regionale di Forza Italia, che con il Riformista analizza la fase di appannamento vissuta dal centrodestra campano e testimoniata dalla spasmodica ricerca di un esponente della società civile come candidato sindaco di Napoli.
Onorevole, in vista delle prossime comunali si fanno i nomi di Catello Maresca, Riccardo Monti e Gianluigi Cimmino: chi tra questi sarà il candidato sindaco?

«Il centrodestra ha una serie di disponibilità e questo è un elemento positivo che testimonia quanto la coalizione sia capace di attrarre. Detto ciò, non ho preferenze. Certo è che la candidatura di Maresca ha più forza per come è nata e come è stata messa in campo».

È un modo per ufficializzare la candidatura del pm?

«Non ci sono dubbi sul fatto che Maresca sia in campo. Resta da vedere se si candiderà effettivamente».

Dovrebbe accelerare, visto che le elezioni si avvicinano e lui, nel frattempo, continua a lavorare nella stessa città che potrebbe presto trovarsi ad amministrare…

«Questa è una polemica nata e alimentata a sinistra. Da quelle parti, però, nessuno ha detto una parola sulla qualità della persona e della candidatura di Maresca. A ogni modo, il suo impegno c’è ed è alternativo a trent’anni di cattiva amministrazione».

Possibile che il centrodestra non sia riuscito a trovare un candidato all’interno dei partiti che lo compongono e, magari, con una solida esperienza da pubblico amministratore? Non le sembra che la “caccia” a un esponente della società civile certifichi l’incapacità di rinnovare la classe dirigente del centrodestra?

«No. Quando i partiti fanno la scelta opposta e candidano propri esponenti, molti lamentano il fatto che la scelta non sia ricaduta su un esponente della società civile. Invece candidature come quella che il centrodestra sta valutando per Napoli sono più forti perché capaci di allargare la base elettorale, il bacino di consenso e la sensibilità della coalizione. Oggi la città vuole scendere in campo a prescindere dalla militanza politica perché c’è voglia di cambiamento dopo la seconda fase dell’amministrazione Bassolino, quella della Jervolino e quella di de Magistris. Il centrodestra vuole interpretare questa esigenza».

Parliamo proprio del sindaco. I voti di due consiglieri comunali a lei vicini sono stati decisivi per consentirgli di approvare il bilancio ed evitare il commissariamento. Il risultato è che ora Napoli ha un sindaco “a mezzo servizio” perché impegnato in una campagna elettorale che, tra l’altro, lo vede contrapposto al centrodestra. Non prova imbarazzo?

«No, perché non ho cordate. Guangi e Palmieri hanno votato sì al bilancio in base a una loro autonoma valutazione. Comunque è stata una scelta giusta. Se il bilancio non fosse passato, da Pd e M5S sarebbe stato nominato un commissario che avrebbe bloccato la spesa, con grave danno per cittadini e imprese, e spianato la strada al candidato giallorosso in vista delle comunali».

Ne è così certo?

«So per certo che la scelta era ricaduta su un alto funzionario dello Stato, mai impegnato in politica ma senz’altro espressione del Governo in carica. E la storia, anche recente, ci dimostra come e quanto un commissario possa fare politica. Detto ciò, sono convinto che Pd e M5S troveranno un accordo per il Governo come per il Comune di Napoli, ma si tratterà sempre e comunque di un patto privo di qualsiasi credibilità».

Il centrodestra campano affronta la sfida di Napoli in una fase in cui è ai minimi termini: da dove deve ripartire?

«Deve recuperare dal punto di vista elettorale. La prima cosa da fare è vincere le comunali di Napoli mettendo in campo un progetti validi per la città. Penso all’accorpamento dei policlinici in una struttura moderna a Scampia che consenta di portare l’università e più servizi in periferia come è stato fatto a Parigi e a Londra. E poi penso a una legge per le grandi città che assegni ai sindaci poteri non speciali, ma più efficaci. Così si può tornare a vincere».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.