Sembra incredibile. Ci sono voluti circa due mesi, decine di articoli di giornale e indiscrezioni mai smentite dal diretto interessato. Alla fine, però, qualcuno all’interno del Csm ha aperto gli occhi su Catello Maresca, il pm che voci sempre più insistenti vogliono candidato per il centrodestra alle prossime comunali napoletane. Quel qualcuno è Giuseppe Cascini, consigliere togato di Area che ha alzato il velo sulla posizione del sostituto procuratore generale partenopeo nel bel mezzo della discussione sull’ex sottosegretario Domenico Manzione, ritenuto “troppo amico” dell’ex premier Matteo Renzi per ottenere la nomina a capo della Procura di Lucca.

Noto per aver coordinato l’indagine che nel 2011 portò alla cattura del boss Michele Zagaria, Maresca ha già ricevuto l’investitura da parte di Silvio Berlusconi e di Matteo Salvini. Il presidente di Forza Italia ha persino fatto sapere di aver parlato «a lungo» con lui e di averlo individuato come «unico candidato del centrodestra» alle comunali. Berlusconi ha poi aggiunto che Maresca, pur non avendo «una grandissima attitudine al governo di una città» come Napoli, è «un uomo di buona volontà».

Per parte sua Salvini, nel passare in rassegna i possibili candidati del centrodestra alle amministrative, ha chiarito senza mezzi termini che «a Napoli c’è Catello Maresca». Insomma, l’endorsement è evidente. E non ci sarebbe nulla di male, visto che la legge non vieta a un magistrato di guardarsi intorno e di valutare un futuro da pubblico amministratore. Il problema è che Maresca è ancora in servizio, non ha mai smentito i contatti con i leader dei partiti di centrodestra e, tra un incontro e l’altro, continua a esercitare le funzioni nella stessa città che molti vorrebbero fargli amministrare.

A metà dicembre la vicenda era stata segnalata al Csm da Luigi Riello, procuratore generale di Napoli. Paradossalmente, però, la questione è esplosa nelle stanze di Palazzo dei Marescialli solo nelle scorse ore e solo nel corso della discussione sulla nomina del prossimo numero uno dei pm di Lucca. Domenico Manzione, già sottosegretario nel governo Letta, è tra i magistrati che aspirano a guidare la procura toscana.

La sua nomina, però, è stata bloccata su richiesta della consigliera togata Loredana Micciché che ha evidenziato l’amicizia tra lui e l’ex premier Renzi, testimoniata da diversi servizi televisivi e articoli di stampa. Risultato: la pratica è tornata in commissione con otto voti a favore, dieci contrari e dieci astenuti. Insomma, per qualcuno Manzione non può diventare procuratore perché troppo compromesso con la politica. Poco importa se a Napoli c’è un pm che discute della propria candidatura con i partiti di centrodestra pur continuando a indossare la toga. A evidenziare questa contraddizione è stato Cascini che, nel corso del dibattito, ha fatto riferimento proprio a «un magistrato attualmente in servizio in una grande città che da mesi agisce e parla come candidato sindaco».

Il riferimento a Maresca ha provocato la levata di scudi dell’ex pm antimafia palermitano Nino Di Matteo, eletto al Csm come indipendente con la corrente di Autonomia e Indipendenza: «Una cosa è nominare procuratore capo un magistrato che ha a lungo esercitato funzioni politiche di governo, dopo il recente rientro in ruolo; diversa è la situazione di un magistrato, della cui possibile futura candidatura si parla in articoli di stampa. Sono due situazioni – ha concluso Di Matteo – che afferiscono ad ambiti assolutamente distinti e separati sulle possibili commistioni tra magistratura e politica: quello della possibilità di un magistrato di accedere ad incarichi politici, diritto costituzionalmente garantito a tutti i cittadini, rispetto al tema del rientro in ruolo di chi ha già ricoperto incarichi politici».

Fatto sta che, sulla presunta incompatibilità ambientale di Maresca, dovrà pronunciarsi l’assemblea plenaria del Csm dopo che la prima commissione si è espressa per l’archiviazione del caso. Si vedrà. Nel frattempo il pm, tirato per la giacchetta da partiti politici e associazioni, continua a sfogliare la margherita. Entro la fine del mese dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura che, tuttavia, sembra praticamente certa.

L’imprenditore Gianluigi Cimmino, che pure sarebbe intenzionato a candidarsi per la Lega alle prossime comunali di Napoli, ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno che Maresca ha «portato avanti la ricerca di una soluzione attraverso i partiti per vedere che tipo di appoggio poter ottenere dal centrodestra». Come se non bastasse, il consigliere regionale leghista ha fatto sapere al Mattino che la Lega sosterrà il pm alle comunali di Napoli senza rinunciare al proprio simbolo come inizialmente ipotizzato. Il “re delle cravatteMaurizio Marinella ha annunciato al Riformista che il sostituto procuratore generale è pronto a lanciarsi in politica. Dal diretto interessato, anche in questo caso, nemmeno una parola.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.