Ho posto grande attenzione all’editoriale di Ciriaco Viggiano poiché individua con misura questioni assai rilevanti per il futuro di Napoli ed esorta a cimentarsi con le necessarie scelte strategiche per portare la città fuori dalle secche in cui l’ha condotta Luigi de Magistris, il cosiddetto “sindaco con la bandana”, al grido di «scassammo tutto». Bisogna dire che il primo cittadino è stato di parola e ha ridotto Napoli in una condizione mai vissuta precedentemente, neppure negli anni più bui del pentapartito, con cui la connessione è però data dal dissesto finanziario. Ha ragione Viggiano: ormai siamo alla ingloriosa fine di una stagione politica, a prescindere dall’esito del voto sul bilancio. Ho sempre auspicato che quest’ultimo venisse bocciato e che la gestione ordinaria del Comune fosse affidata a un commissario. Nell’articolo di Viggiano viene chiesto di iniziare a parlare di cosa fare per risanare e rilanciare. Giusto.

Allora mi permetto di dare due numeri: il disavanzo, al 31 dicembre 2020, sarà di 2.613 milioni di euro, con un risultato della parte corrente nel 2019 pari a meno 193,8 milioni e che nel 2020 aumenterà di altri 167,8 milioni. Le partecipate gravano sul bilancio per 379,7 milioni e, nel 2019, vi è un debito pregresso di 426,6 milioni. Potrei continuare con una dettagliata analisi del colossale debito che questa amministrazione ha prodotto dal 2011 a oggi mettendo in ginocchio i napoletani, depauperando professionalità, distruggendo i servizi, a partire dal trasporto pubblico locale per finire con la manutenzione urbana. Non c’è via di scampo. Si dovranno rimettere in ordine i conti, forse anche col dissesto, che però dovrà essere costruito in modo tale da salvaguardare le partecipate e il personale loro assegnato.

È di queste cose che Antonio Bassolino si sta occupando, con una meticolosa verifica delle esigenze primarie dei cittadini, affrontando i problemi e pensando a soluzioni moderne ed efficaci. È evidente, per esempio, che bisognerà modificare gli assetti attuali del trasporto pubblico locale e, probabilmente, superare le società esistenti e costruire un’unica azienda della Città Metropolitana. Ancora, Viggiano parla di Bagnoli: è evidente che si debba ridiscutere laicamente delle soluzioni per quell’area dicendo, però, che mai come in questi dieci anni tutto è rimasto bloccato in un immobilismo scellerato. Si è portata al fallimento Bagnoli Futura e si è nominato un commissario che ha pensato solo alle proprie attività in quella zona.

Condivido, quindi, il giudizio di Vito Nocera: Bassolino è la risorsa più avanzata del panorama politico poiché congiunge una forte identità valoriale e una forte propensione all’innovazione programmatica e istituzionale. Di questo devono discutere le forze politiche e le rappresentanze degli interessi del territorio. Mi aspetto che il Partito democratico, superando incomprensibili ostracismi, voglia discutere sulla figura del futuro sindaco a partire da questi contenuti. Bassolino non si è ancora candidato, ma ha aperto un cantiere per la città, dove tutti possono rappresentarsi e rappresentare un nuovo progetto di governo. Il centrosinistra, a Napoli, non può rimanere chiuso nei confini dell’esperienza del Governo nazionale: una riproposizione manichea sarebbe un errore grave e incomprensibile.

Napoli è una grande capitale che ha bisogno di soluzioni più avanzate e autonome, capaci di riconnettere in un processo unitario i tanti fili spezzati in questi ultimi dieci anni. Anche su questo il Pd dovrebbe osare di più: de Magistris esiste per le sciagurate scelte di apparati chiusi in uno sfrenato correntismo che ha distrutto ogni connessione con la società napoletana. Più forze devono stare insieme, con limpido spirito civico e forte cultura riformatrice unitaria. Gli anni arancioni hanno vissuto nel segno di un becero populismo. Oggi bisogna costruire l’alternativa credibile.