Il carceriere e il carcerato. Maresca e Bassolino. Sarebbe una bella sfida per Napoli, e saprei da che parte stare, indipendentemente dai partiti. O malgrado loro, o anche contro qualcuno di loro. Due uomini di giustizia, uno per scelta, l’altro per penitenza. Il primo è una star della trasmissione di Massimo Giletti, l’altro si è imposto un lungo silenzio che ha attraversato gli eterni anni della sua penitenza giudiziaria, circa una ventina. Potrebbe capitare di vederli uno di fronte all’altro, a sfidarsi nei prossimi mesi per la conquista di Palazzo San Giacomo e della fascia tricolore.

Potrebbe capitare e non avrei dubbi, se fossi una cittadina napoletana. Voterei Antonio Bassolino. Non avrei bisogno di turarmi il naso, anzi lo farei con allegria, i muscoli facciali ben distesi nel sorriso e nella speranza che Bassolino di oggi sia un po’ ancora quello di ieri. Quello che ho avuto occasione di incontrare come uomo di sinistra non avvelenato dall’antiberlusconismo del suo partito, ancora un po’ orfano dell’ingraismo del manifesto dove avevo militato per vent’anni, liberale di pensiero e di modi. Mi piacerebbe, in campagna elettorale, vederlo su quel palco di Piazza del Plebiscito dove gli uomini del Pd di Walter Veltroni gli impedirono di salire nel 2008. In nome del rinnovamento, gli dissero, definendo così il loro stare dalla parte del “boia” invece che da quella della vittima. Da tempo era nata la sinistra giudiziaria, da quando il Pci era stato salvato dalle rovine di Tangentopoli. E Bassolino il brillante, Bassolino l’anti-demagogo, Bassolino il carismatico che, come ha ricordato Piero Sansonetti, sapeva tenere insieme l’utopia e la realtà senza mai permettere che l’una prevalesse sull’altra o l’altra sull’una, fu preso a calci con feroce tranquillità. Il lebbroso-imputato denunciato da uno di sinistra che a sua volta si seppe costruire su quello la sua carriera politica e parlamentare. Processato diciannove volte e diciannove volte assolto. Ma in quei giorni prevalsero indifferenza, cinismo, invidia. Il piatto del suo partito, dei suoi compagni, dei suoi amici, gli fu servito così. Con la freddezza di chi si bagna il dito e gira semplicemente la pagina.

Non credo che la sinistra avrà il coraggio di candidarlo a sindaco di Napoli. Non perché manchino le facce di bronzo, da quelle parti, lo so bene. Ma perché oggi il Pd di Zingaretti (ma anche il partitino di Renzi o Leu o altri segmenti locali della sinistra) è molto debole. E l’ingaggio di uno come Bassolino comporterebbe di saper disporre di una certa forza, di un progetto per la città, di una comunità coesa su quel progetto. E anche di un po’ di fantasia e di sogni, da tempo rinchiusi a doppia mandata nei cassetti della sinistra.

Sarà fortunato il dottor Catello Maresca, se non avrà di fronte come contendente un uomo come Bassolino. Un uomo, non una maschera, un simulacro, un capetto, un burocrate. Un uomo che ha sofferto, non per mano di Catello Maresca, ma di alcuni che erano più o meno come lui. Pubblici ministeri come Paolo Sirleo, per esempio, quello che insieme al collega Giuseppe Noviello lo ha inseguito di processo in processo, persino sollecitando spostamenti di competenza territoriale pur di non farselo sfuggire, e perdendoli tutti. Due pubblici ministeri che, come è nella storia di tutti i magistrati, hanno proseguito tranquillamente la propria carriera, senza che un’ombra potesse mai macchiarla. Il dottor Noviello è oggi giudice a Perugia, Paolo Sirleo è in Calabria, è un sostituto del procuratore Gratteri. È lo stesso che ha chiesto e ottenuto l’arresto del presidente del consiglio regionale Tallini, quello definito dal gip che non si vergognava (parola sue) di copiare le richieste del pm e che definiva l’uomo politico “ombra dietro le ombre”. Anche questa volta Sirleo ha perso, insieme al suo capo della procura antimafia Nicola Gratteri. Ma ha anche un po’ vinto, perché Tallini, dopo esser stato scarcerato, ha detto che non si ricandiderà alle prossime elezioni regionali. Chi ha letto le carte dell’inchiesta che lo riguarda, sa con quanta insistenza la pubblica accusa aveva sottolineato in due note integrative al gip (in luglio e in novembre) della richiesta di custodia cautelare, il fatto che Tallini fosse il più votato nell’area crotonese e che questo fatto fosse di “attualità” e “continuità con i temi di prova”.

Il problema sembrava quasi la ricandidatura dell’ex presidente del consiglio regionale. Il quale si è tirato indietro. Magari per non avere la stessa sorte di Bassolino. Di non dover diventare una sorta di turista giudiziario per i prossimi vent’anni.
Sento già sullo sfondo, ma neanche tanto, le voci dei virtuosi dirigenti dei partiti del centrodestra napoletano obiettare che Maresca non è Sirleo (ah no?), perché da tutta una vita lotta contro la camorra e vive scortato da dodici anni, fin da quando ha arrestato Michele Zagaria, capo dei Casalesi, i quali gliel’hanno giurata. Grazie, queste cose le sappiamo, perché il dottor Maresca le ripete ogni domenica sera sul set di Massimo Giletti. E ogni volta io penso che vorrei avere occasione per spiegargli una cosa che lui sa bene, ma che finge di ignorare, e cioè che il pubblico ministero, essendo un magistrato e non un poliziotto, non deve proprio lottare contro nessuno.

Ma mi piacerebbe sapere che cosa pensano Silvio Berlusconi che, a quanto leggo sui quotidiani bene informati, ha parlato personalmente con il magistrato per proporgli la candidatura, e i garantisti di Forza Italia rispetto al comportamento tenuto da Catello Maresca sulla vicenda dei provvedimenti di sospensione pena e detenzione domiciliare dei carcerati malati durante la prima ondata di contagio da Covid-19.

Il diritto alla salute ha la forza costituzionale per prevalere su ogni altro, compresa la sicurezza. Dovrebbe essere chiaro a tutti, ma il procuratore Maresca evidentemente non la pensa così. È stato tra i più accaniti nel contestare la famosa circolare del Dap del 21 marzo in cui, in piena emergenza per il rischio di contagio di Coronavirus in luoghi affollati e ristretti come gli istituti di pena, si sollecitavano i direttori delle carceri a segnalare quali fossero i detenuti più anziani e più malati. Ha protestato, insieme a Giletti e a suoi colleghi a lui omogenei di pensiero quali Nino Di Matteo e il sindaco più populista d’Italia Luigi De Magistris, quando giudici e tribunali di sorveglianza hanno emanato provvedimenti di sospensione pena e di detenzione domiciliare. Ha definito “famigerate” la circolare e le scarcerazioni.

E quando il 6 giugno il nuovo corso del Dap, presieduto e vicepresieduto da pubblici ministeri “antimafia”, ha fatto marcia indietro su quel provvedimento che era solo umanitario, ha festeggiato con parole solenni: «Si pone fine alla pagina più brutta della storia della gestione carceraria di questo Paese». Certo, leggo che il dottor Maresca, che ha già il suo gruppo di lavoro e un ufficio stampa, benché non abbia ancora sciolto la riserva sulla candidatura e ami farsi corteggiare ancora un po’, è capace di gesti di coraggio. Come quello di stracciare la tessera del suo sindacato dopo che mezza Anm napoletana l’ha già fatto prima di lui. E anche che è vicino al mondo del terzo settore e fa molta beneficenza.
Me ne compiaccio. Ma, rispetto a un magistrato che si definisce “anti”, preferisco uno che sia “per”. Scelgo la dignità del lungo silenzioso percorso di Antonio Bassolino. Non so se sia più iscritto al suo partito e non mi interessa. Io, se fossi cittadina di Napoli, come sindaco vorrei uno come lui. Anzi, proprio lui.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.