«I magistrati hanno il diritto di manifestare le proprie idee politiche purché con equilibrio e misura. Così interpreto il mio impegno tra i RiCostituenti per Napoli. Ciò non toglie che, a mio parere, i pm debbano evitare di dedicarsi alla politica. Catello Maresca? Dovrebbe fare chiarezza sulla sua ipotetica candidatura a sindaco». La pensa così Alfredo Guardiano, consigliere di Cassazione e tra i 101 firmatari dell’appello per la rinascita del capoluogo campano. Proprio per questo impegno Guardiano si è attirato le critiche di chi resta convinto che un magistrato debba tenersi lontano dall’agone politico: l’ex procuratore generale della Corte d’appello di Napoli, Vincenzo Galgano, ha invitato i colleghi più giovani a non lasciarsi «avviluppare dai tentacoli della politica».

Presidente, non trova inopportuno che un magistrato del suo rango partecipi al dibattito politico su Napoli contribuendo a delineare scenari e a tracciare l’identikit di futuri sindaci?
«No. E le spiego perché. La Corte Costituzionale ha chiarito come i magistrati, al pari degli altri cittadini, possano manifestare le proprie idee politiche a patto che lo facciano con equilibrio e misura, cioè in modo tale da non ledere l’immagine dell’istituzione e la fiducia in quest’ultima da parte dei cittadini. Tra i diritti riconosciuti figura anche la partecipazione alle scelte compiute dagli enti territoriali e locali. Non solo: l’articolo 118 della Costituzione stabilisce che lo Stato, gli enti locali e quelli territoriali favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, mentre il Testo unico degli enti locali prevede istituti di partecipazione popolare. Quindi la Costituzione e la legge non vietano l’impegno politico del magistrato».

Non ritiene che sussistano motivi di opportunità che dovrebbero spingere un magistrato ad astenersi dal fare politica?
«La Costituzione vieta al magistrato di iscriversi a un partito e di svolgere attività al servizio di un partito in modo continuativo e sistematico. Per il resto non gli preclude l’impegno politico, sebbene a determinate condizioni. Ecco, per chi si muove all’interno del perimetro tracciato dalla Costituzione e dalle leggi il problema dell’opportunità non si pone».

Non trova sconveniente nemmeno il fatto che vo RiCostituenti per Napoli abbiate incontrato i vertici locali del Partito democratico?
«Premessa: il mio contributo tra i RiCostituenti è finalizzato solo ad ampliare gli spazi di partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e amministrative. Tanto è vero che il nostro movimento non si presenterà alle prossime comunali. Detto ciò, chiarisco che non ho mai partecipato all’incontro con i rappresentanti del Pd né di altri partiti. È il Pd che ha invitato al confronto i RiCostituenti, già impegnati nel formulare proposte che saranno veicolate alla futura amministrazione comunale, di qualunque colore essa sia».

Però non può negare le simpatie di sinistra di molti aderenti al manifesto…
«Non le nego. Nel documento facciamo riferimento al campo progressista e della sinistra perché è quello in cui molti di noi si riconoscono. Ma la legge vieta al magistrato l’iscrizione e l’impegno continuativo in un partito, non la manifestazione del pensiero».

Vale anche per Catello Maresca che continua a esercitare le funzioni di sostituto procuratore generale nella stessa città potrebbe candidarsi a sindaco?
«Non so se si candiderà effettivamente. Certo è che i principi di autonomia e indipendenza, terzietà e imparzialità valgono anche per lui. Dunque dovrebbe fare chiarezza e dire se vuole puntare al Comune. Ciò per un dovere di chiarezza nei confronti della comunità e di se stesso, non perché sussista il pericolo di un pregiudizio alle funzioni che esercita».

Maresca non farebbe bene ad annunciare la candidatura subito e, nello stesso tempo, a dimettesi dalla magistratura?
«Nella fase attuale non c’è alcuna norma che gli imponga di collocarsi in aspettativa o di dimettersi. Adesso è tutto così vago che francamente non riesco a ravvisare alcun obbligo per Maresca, al netto di quel dovere di chiarezza di cui ho parlato. Se e quando si sarà candidato, si vedrà».

Potrebbe essere un buon sindaco?
«Non lo so. Di sicuro ci vuole coraggio per guidare Napoli. Per il resto, sono contrario al coinvolgimento dei pm in politica».

Perché?
«Il ruolo di pubblico amministratore presuppone competenze e un percorso politico specifici. E poi c’è il rischio di trascinare la giurisdizione dell’agone politico. Vede quanti pm sono ospiti fissi dei dibattiti in tv? Succede perché, per i partiti, il pm è garanzia di legalità. Ma l’esasperazione di questo credo può portare a pericolose distorsioni».

Galgano ha invitato anche lei e Maresca a tenersi lontano dalla politica: come risponde?
«Se per politica intendiamo il coinvolgimento del magistrato in attività di partito, sono d’accordo con Galgano perché autonomia e indipendenza, terzietà e imparzialità vanno salvaguardati. Se l’obiettivo è quello di impedire la partecipazione del magistrato alla vita della città, non sono d’accordo: perché non dovrei pretendere una macchina comunale più efficiente, una più efficace riscossione delle multe e una viabilità decorosa per Napoli?

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.