«Nella mia carriera ho fatto sempre e solo il magistrato. Così ho soddisfatto l’esigenza di apparire, dunque non solo di essere, terzo e imparziale. Perciò invito i colleghi più giovani a fare chiarezza sul loro impegno in politica». Ecco il monito di Vincenzo Galgano, magistrato per cinquant’anni durante i quali ha ricoperto incarichi prestigiosi come quello di viceprocuratore generale presso la Corte di Cassazione e di procuratore generale presso la Corte d’appello di Napoli. L’esperienza, oltre che la levatura morale e professionale, consentono a Galgano di analizzare il delicato rapporto tra politica e magistratura nello stesso momento in cui il pm Catello Maresca viene indicato come possibile candidato del centrodestra alle prossime comunali di Napoli e il giudice Alfredo Guardiano svolge un ruolo da protagonista nel dibattito cittadino nella sua veste di leader dei RiCostituenti.

Presidente, Maresca sembra pronto a scendere in politica: che cosa ne pensa?
«Di Maresca ho sempre sentito parlare bene. Ha svolto il ruolo di pm con impegno ottenendo eccellenti risultati. Amministrare la cosa pubblica, però, è un’attività diversa rispetto a quella propria del magistrato. Richiede sensibilità e competenze differenti. E non è detto che un bravo magistrato sia anche un bravo sindaco. Napoli, per esempio, è attualmente nelle mani del sindaco peggiore che le si potesse augurare e che in passato è stato magistrato».

Maresca dà la sensazione di essere tirato per la giacchetta: lei come si sarebbe comportato al suo posto?
«Avrei già declinato qualsiasi proposta di candidatura. E anche i miei colleghi dell’epoca avrebbero fatto altrettanto. Un magistrato non deve essere soltanto terzo e imparziale, ma deve anche sembrarlo. Pertanto deve coltivare un atteggiamento di distacco, quasi di assoluta indifferenza, rispetto alle questioni e alle persone di cui può essere chiamato a occuparsi nell’esercizio delle sue funzioni. Ciò costa solitudine ed emarginazione che rappresentano un prezzo che qualcuno non è disposto a pagare. In più, bisogna fare i conti con la vanità e la debolezza emotiva di molti colleghi».

Secondo lei Maresca è vanitoso?
«Non lo conosco e non ho elementi per sostenerlo. Non c’è dubbio, però, che il desiderio di sentirsi importanti, stimati e acclamati possa spingere un magistrato, magari convinto di essere anche un buon amministratore, a cedere alle lusinghe della politica».

Maresca non ha mai smentito l’endorsement ricevuto da Berlusconi: secondo lei non dovrebbe fare chiarezza?
«Dipende da quello che intende fare. Un magistrato non deve astenersi da qualsiasi forma di partecipazione alla vita politica, ma deve evitare le contese politiche che sono intrise di favori personali e di interessi non sempre legittimi».

Il procuratore generale Riello ha segnalato il caso Maresca a Csm, Cassazione e Ministero: ha fatto bene?
«Si è dimostrato diligente nel riportare qualcosa che, tuttavia, era già di dominio pubblico».

Oltre Maresca, c’è Alfredo Guardiano che sta partecipando attivamente al dibattito sulla Napoli del dopo-de Magistris pur essendo un giudice di Cassazione in servizio. Tutto normale?
«Penso che i magistrati desiderosi di svolgere attività politiche debbano prendersi una pausa. Sarebbe il caso di introdurre, attraverso una normativa specifica, un periodo di pausa per i colleghi impegnati in attività preparatorie a una competizione elettorale. Ma si sa, in Italia non si usa approvare leggi utili».

Dall’alto della sua esperienza, quale consiglio darebbe ai suoi colleghi più giovani?
«Chi ricopre la carica di magistrato non può e non deve lasciarsi avviluppare dai tentacoli della politica. Non solo perché la funzione giurisdizionale e quella amministrativa hanno contenuto e caratteri diversi, ma soprattutto perché il magistrato non deve lasciarsi condizionare. E, in politica, il condizionamento è inevitabile perché essa impone la ricerca del consenso di chi nutre determinati interessi, peraltro non sempre legittimi. Bisogna rappresentarsi come persone intenzionate a fare sempre il proprio dovere e a farlo bene».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.