Nomi, ancora nomi, sempre nomi. Altro che corsa per la carica di sindaco di Napoli. Quella alla quale stiamo assistendo sembra la maratona di New York, con migliaia di campioni della politica pronti a tutto pur di tagliare per primi il traguardo di Palazzo San Giacomo. Ai nastri di partenza c’è già l’assessore Alessandra Clemente, che ha recentemente ricevuto l’investitura dal sindaco uscente Luigi de Magistris. A lei potrebbero aggiungersi un ministro tra Gaetano Manfredi e Vincenzo Amendola, l’ex primo cittadino Antonio Bassolino, un esponente del Movimento 5 Stelle e, per il centrodestra, uno tra Antonio D’Amato, Guido Grimaldi e Catello Maresca. In città non si parla di altro ed è giusto che sia così, come ieri ha sottolineato Sergio Locoratolo sulle pagine di Repubblica. Al dibattito, però, manca un tema ineludibile: quello del bilancio comunale. Perché è innanzitutto con l’enorme debito accumulato negli ultimi anni che il prossimo inquilino di Palazzo San Giacomo dovrà fare i conti.

Anche ieri sui giornali napoletani era tutto un fiorire di interviste, analisi e scenari sulla successione a de Magistris. Nessuno, però, sembra volersi pronunciare sulla questione del bilancio. Eppure, stando al rendiconto del 2019, il disavanzo ha toccato quota due miliardi e 613 milioni di euro a fronte di una spesa corrente che supera di poco il miliardo e mezzo annuo. Il totale dei debiti ha così superato i tre miliardi e 800 milioni. Non serve un esperto di finanza pubblica per chiarire quanto questa cifra sia elevata e quanto rischi di condizionare le scelte della prossima amministrazione. Non vorremmo essere nei panni del futuro sindaco quando, dopo i festeggiamenti di rito per il successo elettorale, dovrà analizzare la relazione del ragioniere comunale sullo stato del bilancio.

Eppure questa consapevolezza sembra mancare in quelli che si preparano alla competizione elettorale. Due esempi su tutti. Il primo è l’intervista che Alessandra Clemente ha rilasciato pochi giorni fa a Repubblica. L’assessore parla di “città dei giovani”, di edilizia popolare da ripensare, di spazi inutilizzati da riaprire. Nemmeno una parola, ovviamente, sulla condizione delle casse comunali che ha portato Napoli sull’orlo del dissesto finanziario. Secondo esempio, Antonio Bassolino. L’ex sindaco fa sapere di essere salito a bordo di un pullman pericolosamente affollato «per vedere con i suoi occhi come stanno le cose e avere un necessario rapporto con la realtà».

Però nei suoi post su Facebook, al momento unico canale attraverso il quale ha scelto di comunicare, non si legge una sola considerazione sul bilancio. C’è da augurarsi che, qualora la sua candidatura dovesse essere ufficializzata, Bassolino affronti questo spinoso tema. Anzi, l’invito va esteso a tutti i candidati e che si daranno battaglia alle comunali del 2021: dicano come pensano di gestire il debito che de Magistris lascerà “cortesemente” in eredità al suo successore. E, possibilmente, lo dicano all’atto dell’ufficializzazione della candidatura o, se possibile, ancora prima. Perché quel buco nelle finanze comunali rischia di ostacolare il risanamento di trasporti, patrimonio, verde e altri servizi che fanno capo al Comune. E perché a pagarlo saranno le prossime generazioni.