Caro Riformista, l’assemblea dei Ricostituenti per Napoli mi ha davvero lasciato incredulo. Una babele di linguaggi: il coordinatore del movimento civico, il magistrato della Cassazione Alfredo Guardiano, ha parlato di «vent’anni di nulla» pronunciando una condanna senza appello anche del decennio di amministrazione de Magistris; prima di lui, però, la professoressa Paola Lattaro (persona che conosco e apprezzo) ha precisato che non sarebbe corretto non far emergere ciò che di positivo si è prodotto in questi dieci anni di amministrazione della città.

La prima è un’obiezione di metodo: visto che il neonato movimento coltiva l’ambizione di essere autonomo rispetto all’attuale sindaco, era proprio opportuno e indispensabile che ad aprire la prima uscita pubblica fosse Lattaro, compagna di Claudio de Magistris e dunque vicinissima al primo cittadino? La seconda obiezione è di merito: la linea del gruppo è quella annunciata da Guardiano, per il quale l’amministrazione de Magistris ha prodotto il nulla, oppure quella di Lattaro, che invece rivendica i risultati raggiunti dal primo cittadino in carica a partire da «beni comuni e partecipazione dal basso» per poi giungere a un non meglio precisato «decentramento»?

Possibile che, prima dell’assemblea, non vi sia stata un’occasione di riflessione che definisse una sintesi chiara e intellegibile delle posizioni in campo, oltre che una direzione di marcia ben definita per una forza civica che punta a promuovere un percorso di rinnovamento e rinascita di Napoli? Ecco perché invito sommessamente Guardiano o Lattaro a chiarire. Stupiscono, inoltre, le tantissime adesioni di tante personalità ancora legate a de Magistris: dal capo-staff dell’assessore all’Istruzione all’avvocato Domenico Ciruzzi, presidente della fondazione Premio Napoli; da Sergio D’Angelo, numero uno di Abc, al regista Maurizio Braucci, da sempre legatissimo all’attuale sindaco.

Aggiungerei il signor Maurizio de Giovanni che ha molto timidamente preso le distanze dall’attuale amministrazione solo negli ultimi mesi. Un’altra singolare coincidenza mi ha colpito nella prima uscita pubblica dei Ricostituenti per Napoli: lo spazio riservato all’ex assessore Nino Daniele (anche qui nulla di personale, ci conosciamo da troppo tempo). Nino, credo non casualmente, è stato individuato dalla segreteria metropolitana del Partito democratico per far parte del forum chiamato a scrivere il programma per le prossime elezioni amministrative: vicino al Pd e ai Ricostituenti, quindi. Non a caso all’assemblea era presente il segretario napoletano dei dem, Marco Sarracino, che non ha perso l’occasione di magnificare l’evento.

Anche qui, sempre con garbo, chiederei al Pd partenopeo: dov’è finita «la discontinuità rispetto allo sfascio degli ultimi dieci anni» che professavate fino a pochi giorni fa? Si prepara un “campo largo” come quello che candidò Sandro Ruotolo alle suppletive nel collegio del Vomero e che ebbe il sostegno del 3% degli elettori? E stavolta ci sarà l’agognata aggiunta dell’intesa con il Movimento 5 Stelle impegnato, tra l’altro, in una discussione intensa e complessa agli stati generali che non è detto che approvino l’accordo con il partito di Nicola Zingaretti e che potrebbe lacerare il fronte grillino fino alla scissione.

Credo che al Pd di Napoli sfugga un dato incontrovertibile: il civismo si è sperimentato ed esercitato, nel corso di tutti questi anni, in opposizione e in alternativa alla giunta de Magistris, come dimostrano le esperienze di Cittadinanza Attiva a Per Napoli Civile passando per Sudd, interessante laboratorio di idee e proposte nato per impulso di Antonio Bassolino (definito da Sarracino «il miglior sindaco di Napoli dell’ultimo trentennio»). Mi chiedo quale rapporto con queste forze libere, dinamiche, vitali che chiedono di voltare pagina rispetto a uno sciagurato governo della città vuole costruire il centrosinistra, il Pd in particolare. Si sceglie ancora la strada del consociativismo (ricordo che in Città metropolitana i dem governano ancora con de Magistris) o quella dell’alternativa, della cesura di questi anni difficili, del cambiamento autentico e reclamato dalla stragrande maggioranza dei napoletani?

Un’ultima considerazione: la partita per il futuro della città si gioca a Napoli, non sui tavoli romani. La nostra città non può essere sacrificata da equilibri generali che riguardano Roma, Milano e Torino né può tollerare mediazioni al ribasso che provino a tenere tutto dentro, con ambiguità e contraddizioni irrisolte, da de Magistris ai centri sociali, dal Pd al M5S fino alle forze moderate e riformiste. Si tratterebbe di una sciagurata scorciatoia politicista alla quale – sono certo – si contrapporrebbe un cartello di forze civiche, autonome, coraggiose, che aspirano a restituire centralità, prestigio e il ruolo internazionale che compete alla nostra città.