La prossima primavera Napoli avrà un nuovo sindaco. All’inquilino di Palazzo San Giacomo spetta un compito difficilissimo: amministrare ma soprattutto risollevare la città. Pesano, sulla fascia tricolore che indosserà, anni di disastri che hanno trasformato l’antica capitale del Mezzogiorno in una città agonizzante. Bisogna ricominciare, ma da dove? «Dai trasporti, serve una rete di infrastrutture nuova ed efficiente», spiega Edoardo Cosenza, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Napoli. «Bisogna connettere la città, da un punto di vista puramente logistico e da quello telematico. Le periferie devono avvicinarsi alla città, diventare un corpo solo con le zone “centrali”. Immagino Napoli come Londra o Parigi, è una grande metropoli ma richiede tanto lavoro».

In effetti, i progetti per migliorare i collegamenti c’erano ma sono andati a finire nel dimenticatoio. È il caso della linea 1 della metropolitana: un intervento avviato diversi anni fa e non ancora terminato. Il tratto dovrebbe collegare piazza Garibaldi a Secondigliano. Nulla di fatto, è tutto fermo. Anni fa si parlava di un altro progetto che, se fosse stato portato a termine, si sarebbe rivelato importantissimo per la città e per i turisti. Una funicolare sotterranea avrebbe dovuto trasportare i viaggiatori da piazza Cavour al Museo di Capodimonte. Ma anche in questo caso, l’idea è scivolata tra i progetti pensati e mai realizzati. «Serve pragmatismo, basta con il gigantismo, i progetti stratosferici ma mai realizzati», è il monito di Cosenza che aggiunge: «Se penso ai trasporti che non funzionano mi vengono in mente Bagnoli e la zona flegrea. Basterebbe semplificare e lavorare sulla linea 6 per rendere fluido il collegamento». Come accennato in precedenza, però, anche la tecnologia svolge un ruolo chiave.

«Bisogna estendere la banda larga o il 5G a tutte le zone della città, per non escludere nessuno dalla rete sociale e dal mondo del lavoro – conclude Cosenza – Dobbiamo essere connessi, tutti, fisicamente e virtualmente». La pandemia ha evidenziato la carenza di attenzione a questo settore. La didattica a distanza e lo smart working si sono rivelati spesso imprese impossibili. E questo è un altro problema che taglia fuori Napoli dalla competizione e dall’interazione con le altre grandi città d’Italia e non solo, dove spesso la vita risulta essere più semplice. «La prima cosa che il nuovo sindaco dovrà fare è rendere più vivibile la città», spiega Luigi Carrino, presidente del distretto tecnologico aerospaziale della Campania. L’idea di una città dove tutto, o quasi tutto, funzioni non è un’utopia ma bisogna avere bene in mente il disegno da realizzare. «La relazione tra tecnologia, territorio e talenti è fondamentale ed è lì che bisogna puntare per rendere Napoli una città all’avanguardia e ricca di talenti», continua Carrino che aggiunge: «Una città vivibile trattiene i talenti e le personalità che possono farla grande. Oggi abbiamo un’emorragia di talenti per questo, perché è troppo difficile vivere qui».

Ma qual è la ricetta per rendere possibile tutto questo? «Serve una grande apertura culturale, soprattutto verso le minoranze – spiega Carrino – Serve creatività che unita alle nuove tecnologie, diventa un connubio perfetto». La città deve diventare accogliente, moderna ed efficiente e la soluzione potrebbe essere «un grande patto per Napoli – suggerisce Carrino – che deve essere rispettato nei suoi aspetti fondamentali da tutti i sindaci che amministreranno la città. Serve un progetto a lungo a termine». Ciò che è indispensabile, dunque, è una nuova visione della città ma senza dimenticare quello che di buono c’è già.

«A Napoli ci sono molte cose che funzionano – spiega Domenico Salvatore, presidente del corso di laurea in economia aziendale e green economy del Suor Orsola Benincasa – Per esempio l’edilizia che, con il superbonus, può migliorare e stimolare un’economia green e all’avanguardia». Secondo Salvatore si dovrebbe partire da un’analisi delle cose che funzionano e migliorarle. «Penso anche alla cultura, all’arte, al teatro o alle cooperative sociali che, insieme con le aziende no-profit, occupano una fetta importante dell’economia». È da qui che Napoli deve ripartire.