Ci sono volute quasi due settimane, ma alla fine gli aderenti a Ricostituente per Napoli hanno esplicitato il loro giudizio sull’amministrazione del sindaco Luigi de Magistris. Merito di Alfredo Guardiano che, su Repubblica, boccia senza appello l’esperienza politico-amministrativa arancione. Le parole non lasciano dubbi: «Napoli è una città stanca di un ventennio di occasioni perdute» e della «retorica vuota, priva di una visione per il futuro». Non solo: Napoli «non vuole più scassare, ma vuole, piuttosto, ricostruire sulle macerie lasciate da una classe politica nel suo complesso inadeguata a cogliere le sfide della modernità». Qualcuno dirà che nel riferimento agli ultimi vent’anni di vita politico-amministrativa napoletana è inclusa la giunta di Rosa Russo Jervolino, a sua volta diretta emanazione della precedente esperienza che aveva visto Antonio Bassolino alla guida di Palazzo San Giacomo.

Il che sarebbe indice della volontà di “annacquare” il giudizio su de Magistris. Fatto sta che, nel periodo preso in considerazione da Guardiano, l’ex pm è indiscutibilmente ricompreso. A cancellare qualsiasi dubbio è il riferimento al verbo “scassare” con il quale, nel 2011, Dema celebrò la sua prima vittoria elettorale e manifestò la volontà di azzerare quanto la classe dirigente partenopea aveva prodotto fino a quel momento. Non si può negare, dunque, che Guardiano introduca un’esplicita critica a de Magistris. La sua presa di posizione è tanto più apprezzabile se si riflette sul fatto che, da due settimane a questa parte, nessuno dei 101 Ricostituenti per Napoli aveva espresso un giudizio sull’amministrazione arancione, tanto da far sorgere il legittimo sospetto che il movimento intendesse raccogliere l’eredità di Dema, la formazione fondata dal sindaco e successivamente scomparsa dal radar della politica locale e nazionale.

Ciò che manca, nell’analisi condotta da Guardiano, è l’indicazione dei fallimenti imputabili a de Magistris. Perché, se è legittimo esprimere un giudizio così netto sull’operato di un sindaco e della sua squadra, è altrettanto logico e doveroso chiarire in modo tassativo quale sia l’oggetto della critica. Che cosa, dunque, i Ricostituenti contestano al primo cittadino? La dissennata politica di bilancio che ha fatto lievitare il debito comunale da 800 milioni a quattro miliardi? La discutibile gestione del patrimonio, trasformato da potenziale volano di sviluppo a zavorra che ha appesantito i conti? La pessima qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese? L’incapacità di governare il turismo in una fase di fortissima espansione? Il mancato rilancio delle periferie?

L’assenza di un credibile progetto di sviluppo per la città? Ecco, ora che hanno chiarito da che parte stanno, i Ricostituenti per Napoli farebbero bene a chiarire dove, dal loro punto di vista, de Magistris ha fallito. Ciò per una serie di motivi. Innanzitutto perché il giudizio sull’amministrazione Jervolino è ormai consegnato alla storia. In secondo luogo, perché va sgomberato il campo da ogni ambiguità come hanno fatto gli aderenti al movimento Per Napoli Civile che, fin dal primo momento, hanno espresso una valutazione molto chiara sui quasi dieci anni di de Magistris alla guida di Palazzo San Giacomo. E infine perché, come ammette lo stesso Guardiano, la capitale del Mezzogiorno dev’essere ricostruita: per farlo, però, bisogna capire da dove cominciare.