E anche stavolta è arrivato l’aiutino. Immancabile, come spesso è accaduto nel corso della sua esperienza da sindaco. Alla fine è stata una manciata di consiglieri di opposizione a consentire a Luigi de Magistris di affrontare la discussione e approvare il rendiconto del 2019 che certifica le drammatiche condizioni in cui versano le casse comunali: due miliardi e 700 milioni di debito, gran parte dei quali maturati proprio durante i dieci anni di amministrazione arancione. Questi numeri non bastati a Salvatore Guangi (Forza Italia), Marco Nonno (Fratelli d’Italia) e Domenico Palmieri (Napoli Popolare) per staccare la spina alla giunta de Magistris e impedire che il Consiglio comunale vagliasse e approvasse il consuntivo.

Decisivo anche l’apporto di Manuela Mirra (Italia Viva), Mara Carfagna (Forza Italia) e Anna Ulleto (ex Pd). Il sindaco poteva contare soltanto su 18 voti certi? Ed ecco che, quasi per magia, se ne è ritrovati 23. Addirittura due più del numero legale, cioè dei 21 indispensabili perché la seduta dell’assemblea civica avesse luogo. L’annunciato patto tra Renzi e Berlusconi, dunque, sembra essersi finalmente concretizzato. E a beneficiarne è de Magistris che si prepara a concludere tranquillamente il suo secondo mandato da sindaco. Opposizione dura e pura, invece, dalla Lega, rappresentata in Consiglio dal solo Vincenzo Moretto che non ha contribuito al numero legale né alle votazioni. Stesso discorso per Pd e M5s che in passato, tuttavia, hanno più volte salvato Dema. Che dire? Il sindaco è semplicemente fortunato o l’opposizione sacrifica il futuro di Napoli sull’altare di qualche imprecisato calcolo politico? Chissà. Una cosa è certa: le prossime comunali dovranno cancellare dieci anni di disastri. E, si spera, buona parte della classe politica attuale.