Non sappiamo ancora quando voteremo per il nuovo governatore, perché il governo ha rimandato la data delle elezioni a settembre, ma cinque Regioni di diverso colore politico – Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia – vorrebbero accorciare i tempi. Ma se non sappiamo quando andremo a votare, sappiamo già che la prossima sarà uno schifo di campagna elettorale. Perché dico questo? Semplicemente, perché molti fattori concorrono a intorbidare le acque, e non tutti – ecco il punto – sono riconducibili ai soliti tatticismi. Ma partiamo da questi ultimi. Il centrodestra, che sembrava favorito, si è via via indebolito pur avendo Caldoro in campo. Oggi non solo resta debole, ma non ha più neanche il candidato, perché che possa essere l’ex governatore ormai non ci crede più nessuno. Salvini lo ha ribadito: Caldoro è tanto una brava persona, ma non gli sta bene. E allora chi? Non si sa. Anche Mara Carfagna voleva cambiare, ma nella fretta ha fatto un nome che le è tornato indietro come un boomerang. Il nome era quello dell’ex pm Catello Maresca, il quale ci ha poi messo del suo, perché in piena crisi di legittimità della magistratura, con la toga ancora sulle spalle, ha prima detto che si sarebbe candidato, ma non con il centrodestra; e poi ha cambiato idea.

Tuttavia, di lui si continua a parlare: lo ha fatto ancora ieri Salvini, ad esempio. Quindi c’è il Pd. Un vortice di posizioni, compreso un tentativo raffazzonato di votare insieme per Napoli e la Regione, ma mai una scelta chiara. Prima i dubbi su De Luca e l’aspirazione a costruire una candidatura con un fronte più ampio, poi la sterzata opportunistica sul governatore uscente, nel frattempo rafforzatosi nella gestione dell’emergenza. Ma attenzione: quando però De Luca è stato messo sulla graticola con le voci sulla Asl Napoli 1 (infiltrazioni mafiose mai confermate) e con il servizio di Report sulle spese sanitarie, a difenderlo non è stato il Pd, ma il partito di Renzi, in modo particolare Graziella Pagano. Ed eccoci al terzo capitolo, quello che riguarda i Cinquestelle: il più inquietante. È chiaro che i casi della Asl e di Report sono scoppiati per iniziativa di questa parte.

Ma l’attacco sferrato a De Luca è apparso della peggiore specie: puramente allusivo. Come si fa a dare per certo il commissariamento di una Asl, quando una decisione non è stata ancora presa? Anche de Magistris si è tuffato nella storia, e anche lui – che pure è un ex pm – ha assicurato di avere informazioni allarmanti. Davvero? Di prima o di seconda mano? Si badi: una cosa è la legittima richiesta di accelerare i tempi di una decisione istituzionale molto importante, un’altra è anticiparla senza uno straccio di prova. In questo secondo caso siamo già oltre ogni limite di correttezza: siamo al convincimento personale elevato a verità assoluta; al sospetto usato come corpo contundente. Peggio di così? De Luca, infine, deve rispondere di molte cose.

Ma potrà replicare con i fatti solo se gli saranno contestati fatti. Viceversa, resteranno solo ombre, ambiguità e oblique pressioni sulla magistratura. C’è, a questo punto, un modo per venirne fuori? Sì, c’è. Bisogna al più presto mettere in campo i candidati veri, dando a loro il compito di battagliare responsabilmente e alla luce del sole. Non vedo alternative. L’invito è rivolto a tutti, naturalmente, ma di più ai Cinquestelle. Hanno messo in campo il ministro Costa. Ma chi lo ha visto?