Siamo alla parodia di “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault. Il riflesso repressivo è ormai così condizionato da apparire comico. Come in una commedia all’italiana. C’è un problema? Neanche a parlarne: si sceglie la soluzione più restrittiva, più punitiva, più autoritaria e addio libertà individuali e fiducia nella responsabilità civile. In questi giorni, ad esempio, si ironizza su De Luca, sulle sue fisime poliziesche, sulle quarantene difese con i lanciafiamme. Ma c’è chi fa di peggio. È chi, approfittando dell’emergenza sanitaria, ha pensato bene di perfezionare il disegno orwelliano di un potere centralizzato e pigliatutto. La democrazia è governo della complessità con l’equilibrio dei poteri? Macché. Meglio semplificare in senso opportunistico. L’idea ultima è dunque questa: una riforma governativa dei sistemi elettorali regionali basata sulla eliminazione delle preferenze e sull’introduzione di liste bloccate.

Non si sa chi l’abbia formalizzata, ma si sa chi l’ha resa pubblica – il ministro Boccia – e che è venuta fuori mentre si discuteva su quando andare a votare per il rinnovo dei Consigli, se a ottobre, come sembrava già deciso, o a luglio, come invece chiedevano i governatori. Ora il governo ha cambiato idea e sembra preferire la data anticipata. In assenza di una spiegazione plausibile, la prima macchia che balza agli occhi è quella di uno scambio al mercato delle convenienze tra partiti e governatori. Con i primi che si rivolgono ai secondi grossomodo in questi termini: a voi il voto a luglio, in modo da poter fare il pieno di consensi, cresciuti per essere stati in prima fila nella lotta al virus; a noi la decisione su chi fare eleggere, così da potervi meglio tenere sotto controllo. Nel caso di De Luca, poi, c’è una implicazione ulteriore, perché si sa che il governatore ha dalla sua parte una rete di liste civiche che gli consente di essere elettoralmente autosufficiente rispetto al proprio partito.

Limitare il margine di manovra di queste liste significa dunque condizionare in partenza il governatore. Ma detto questo, resta l’aspetto generale della vicenda. A questo proposito, l’importante non è se il progetto andrà avanti o se – come sembra – sarà abbandonato. Il fatto che inquieta, perché segno dei tempi, è che il progetto sia stato comunque pensato. E per giunta sapendo che i sistemi elettorali regionali sono di esclusiva competenza delle Regioni stesse. Abbiamo così il paradosso di un governo che, da un lato, avrebbe potuto assumere la direzione esclusiva dell’emergenza sanitaria, e non lo ha fatto, pur avendo la Costituzione dalla sua; e dall’altro, lo stesso governo che pur non potendo mettere il naso in cose regionali, ci ha comunque provato: beccato come un bambino con le dita nel barattolo della Nutella. Trovare una traccia di responsabilità in tutto questo è assai difficile. Ma su un punto converrà riflettere. Si diceva di Foucault. Bene.

Per coloro che si sono formati sui suoi libri, questo è davvero un momento magico. Come convincerli che forse esagerano quando ipotizzano un potere assoluto – patriarcale, coloniale, estrattivista e mediatico-cibernetico – capace di infiltrarsi ovunque, perfino nelle pieghe più intime della nostra esistenza? Uno di loro, Paul B. Preciado, ragiona così. “È proprio perché i nostri corpi sono le nuove enclavi del biopotere e i nostri appartamenti le nuove celle di biovigilanza che oggi più che mai bisogna inventare nuove strategie di emancipazione cognitiva e di resistenza, avviare nuove forme di antagonismo“. Se non si ha interesse a che sia questo il punto di vista dominante sul futuro della democrazia, sarà bene darsi una regolata: perché si comincia con i decreti di Conte su congiunti sì, amici no, o con i divieti deluchiani spiegati ai fratacchioni, e non si sa dove si va a finire.