Il notaio, fatto arrivare nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino dagli esponenti dell’opposizione targata centrodestra, se ne è andato alla fine con una decina di firme sul registro. Vale a dire con un nulla di fatto per chi aveva proposto la sfiducia del sindaco, perché ne sarebbero servite 21 di firme per segnare il ribaltone e far cadere de Magistris. Né la mattinata si è rivelata proficua per la città perché, dopo circa cinque ore, l’Assemblea cittadina non ha raggiunto il numero legale nemmeno per varare provvedimenti utili per Napoli, come quello sul parco di Marianella che era tra i punti all’ordine del giorno, o su temi delicati e fondamentali per il bene della città, come dissesti e risorse economiche e come il documento di cui tanto parla il primo cittadino. La presenza in aula, quando si è trattato di parlare di delibere e decisioni per la città, di venti consiglieri su quaranta non si è rivelata sufficiente a raggiungere il numero legale. E dire che anche la precedente seduta del Consiglio, indetta con le migliori intenzioni (ovviamente solo sulla carta), era naufragata per lo stesso.

L’Assemblea cittadina, quindi, continua a discutere di se stessa senza arrivare ad alcuna decisione, né politica e di poltrone, né di approvazione di alcunché. E viene quasi da pensare che il sindaco Luigi de Magistris non abbia più una piena maggioranza, ma neanche un’opposizione. Se è vero che delle 26 firme che sembravano assicurate fino a ieri notte, all’esito delle consultazioni tra i componenti dei vari partiti dell’opposizione, ieri mattina se ne sono contate soltanto una decina. A voler leggere tra le righe, andando oltre i freddi dati dei numeri, sembrerebbe aver prevalso la volontà di tenere salde le poltrone perché a fine mese si dovrà votare il bilancio e in quel caso (forse) si sarà disposti a giocarsi la partita, e soprattutto perché sciogliendo il consiglio ora si andrebbe al voto contemporaneamente con le regionali e ciò rischierebbe di far dispendere forze e occasioni politiche.

E non lo vuole nessuno, a quanto pare. Movimento Cinque Stelle, Italia Viva e il gruppo “La città”, che fanno parte in Consiglio dell’opposizione, non hanno firmato, di fatto salvando il sindaco. Perché? I consiglieri grillini hanno bocciato l’iniziativa parlando di “sfiducia elettorale” e invitando l’opposizione a votare contro il bilancio a fine giugno, mentre i tre consiglieri di Italia Viva Carmine Sgambati, Gabriele Mundo e Manuela Mirra aspettano il raggiungimento delle 18 firme per apporre le proprie, e i tre del gruppo «La città» Roberta Giova, Alessia Quaglietta e Diego Venanzoni hanno invece preso le distanze dall’iniziativa dicendo di voler optare per una sfiducia “politica”. Eppure Stanislao Lanzotti, capogruppo di Fi e promotore dell’iniziativa, ha assicurato che fino a qualche ora prima i colleghi dell’opposizione dicevano di essere dalla sua parte e di voler votare le dimissioni di de Magistris.

Cosa è accaduto? “La cosa è stata indigesta a tutti, al punto che il meno crucciato era il sindaco paradossalmente – dice Lanzotti – Gruppi di opposizione che fino a ieri a mezzanotte volevano votare le dimissioni, parlo di Italia Viva e La Città, i cosiddetti De Luchiani, sono venuti meno. Oggi c’è stato un patto trasversale, forse un ordine da Santa Lucia. Non so cosa pensare…credo però che se il decreto del Governo avesse previsto che i Comuni sciolti ora non vanno al voto a settembre ci sarebbero state 40 firme”. Quella di Lanzotti è stata la prima firma apposta davanti al notaio. Lo hanno seguito Marco Nonno e Andrea Santoro di Fratelli d’Italia, Domenico Palmieri del gruppo Napoli Popolare e Aniello Esposito, capogruppo del Partito democratico. E domani dovrebbero arrivare le firme di Mara Carfagna e Salvatore Guangi di Forza Italia e di Federico Arienzo del Pd, oggi “indisponibili” per vari motivi.