Ci hanno insegnato che un magistrato dev’essere terzo e imparziale. E che queste caratteristiche non sono compatibili con un impegno politico diretto da parte di un giudice o di un pm. È il motivo per il quale una toga, che per esempio ambisca a guidare un Comune, deve collocarsi in aspettativa o dimettersi. Se questa è la regola, Napoli rappresenta l’eccezione. Già, perché dalle nostre parti accade che non un magistrato di prima nomina, ma addirittura un sostituto procuratore generale di Corte d’appello venga indicato come possibile candidato alle prossime elezioni comunali senza che nessuno o quasi ponga la questione non della legittimità, ma almeno dell’opportunità di questa circostanza.

Il riferimento è a Catello Maresca sullo spessore professionale e umano del quale nulla può essere eccepito. Non si arresta un boss latitante da 16 anni come Michele Zagaria, d’altra parte, se non si è particolarmente preparati e caparbi. Da settimane Maresca è indicato come possibile candidato del centrodestra alla guida del Comune di Napoli. Niente di male, tutte le forze politiche sono libere di ipotizzare candidature così come chi veste la toga ha il diritto di immaginare per sé un futuro da pubblico amministratore. Il problema è che, stando a quanto riferito da Repubblica, Maresca avrebbe avuto un colloquio con Silvio Berlusconi.

A riferirlo è lo stesso fondatore di Forza Italia che ai suoi fedelissimi ha fatto sapere di aver parlato «a lungo» col sostituto procuratore generale come «unico candidato del centrodestra» alle prossime comunali. Berlusconi ha poi aggiunto che Maresca, pur non avendo «una grandissima attitudine al governo di una città» come Napoli è «un uomo di buona volontà». Non si è trattato di un semplice abboccamento, quindi, ma di una discussione sul merito delle questioni politico-amministrative di Napoli.

Lascia perplessi il fatto che Maresca non smentisca di aver avuto un colloquio con Berlusconi. Non perché quest’ultimo sia Belzebù, ma perché il magistrato è ancora in servizio. Nella stessa città, tra l’altro, che potrebbe trovarsi ad amministrare di qui a qualche mese. C’è persino una norma del Testo unico degli enti locali che prevede l’ineggibilità alla carica di sindaco, nel territorio in cui esercitano le loro funzioni, per i magistrati addetti alle Corti d’appello. Certo, per questi ultimi c’è sempre la possibilità di dimettersi o collocarsi in aspettativa. Al momento, però, tutto ciò non è avvenuto e Maresca continua a ricoprire il proprio ruolo di sostituto procuratore generale e, almeno secondo quanto riferito da Berlusconi e non smentito dallo stesso Maresca, a sondare il terreno per una possibile candidatura.

Non è la prima volta: già in occasione delle regionali il magistrato era stato indicato come possibile competitor di Vincenzo De Luca e, davanti ai politici che lo tiravano per la giacchetta, aveva mostrato segni di apertura salvo poi rinunciare alla candidatura. È opportuno che, in una fase in cui la credibilità della magistratura è azzerata dagli scandali, un pm notoriamente serio come Maresca continui a non fare chiarezza sulle sue ambizioni? È il caso che continui a svolgere le funzioni e, nel contempo, a incontrare rappresentanti di questo o quel partito? No, perché su terzietà e imparzialità non deve allungarsi alcuna ombra. Perciò Maresca dovrebbe decidere e comunicare ufficialmente sin da ora da che parte intende stare.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.