Mara Carfagna non è Wonder Woman. L’ha ribadito la stessa esponente di Forza Italia nella lunga lettera, pubblicata dal Mattino, in cui ha annunciato le dimissioni dalla carica di consigliere comunale di Napoli. «Impossibile conciliare il doppio impegno in Consiglio con quello di parlamentare e di vicepresidente della Camera», ha scritto Carfagna sottolineando che il suo impegno sarà volto a «difendere il Sud dalle tentazioni Nord-centriche nella gestione dei fondi per la ripresa». Motivazioni rispettabili, per carità, ma ciò che insospettisce e non lascia presagire nulla di buono per Napoli e per il centrodestra locale è la tempistica delle dimissioni. La deputata salernitana, infatti, ha deciso di abbandonare il Consiglio comunale proprio mentre quest’ultimo è convocato per vagliare il bilancio di previsione dell’amministrazione capitanata da Luigi de Magistris.

Da tempo il sindaco non ha una maggioranza. La conferma è arrivata ieri, quando è mancato il numero di consiglieri indispensabile perché l’assemblea cittadina si riunisse regolarmente: un campanello d’allarme per Dema che, nella seconda convocazione di oggi, potrà probabilmente contare sull’appoggio di alcune frange del centrodestra. Non sarebbe la prima volta, visto che il berlusconiano Salvatore Guangi ha già fatto da stampella al sindaco insieme con Domenico Palmieri (Napoli Popolare) e Anna Ulleto (gruppo misto). Il fatto che ieri sia mancato il numero legale innanzitutto la fine dell’esperienza politico-amministrativa di Dema alla guida di Napoli: insediatosi a Palazzo San Giacomo con il proposito di “scassare” tutto, cioè di fare piazza pulita della classe dirigente che lo aveva preceduto, il sindaco ha devastato ciò che rimaneva di bilancio, servizi, vivibilità e credibilità della capitale del Sud.

Il fatto che Carfagna, big di Forza Italia a livello campano e nazionale, abbandoni il Consiglio lasciando ai suoi compagni di partito il compito di salvare de Magistris, segna però anche la morte del centrodestra napoletano, ormai autocondannatosi all’irrilevanza. Pesano le scelte ambigue – tenere in piedi de Magistris e aprire con lui un dialogo in vista delle comunali è una di queste – e le lotte intestine: attraverso il sostegno di Guangi a de Magistris, l’eurodeputato Fulvio Martusciello e il consigliere regionale Stefano Caldoro punterebbero a screditare il coordinatore campano dei berlusconiani Domenico De Siano. A ciò si aggiungono scelte incomprensibili come la candidatura dello stesso Guangi alle suppletive per il collegio senatoriale del Vomero – scarso l’appeal del consigliere forzista rispetto a quello di Sandro Ruotolo, poi premiato dalle urne – e lo scellerato patto con de Magistris che, alle ultime regionali, avrebbe fatto crollare il consenso di Caldoro in città.

L’inconsistenza della Lega, certificata dal misero consenso riscosso alle regionali, e di Fratelli d’Italia, il cui consigliere comunale Marco Nonno pure ha teso la mano a Dema in tempi non sospetti, completano il quadro. Insomma, il centrodestra è riuscito a rivelarsi più ambiguo del Partito democratico che solo pochi giorni fa ha chiarito il suo giudizio (negativo) sull’amministrazione arancione. Nel caso in cui il Consiglio comunale dovesse approvare il bilancio con l’aiuto di Forza Italia, dunque, prepariamoci a un doppio funerale: quello di un sindaco ormai senza maggioranza e quello di un centrodestra senza credibilità.