C’è un grande assente nel dibattito sulla riprogettazione della città e sul rinnovato protagonismo dei movimenti civici. Mentre Per Napoli Civile e Ricostituente per Napoli catalizzano l’attenzione della stampa cittadina e il Partito democratico tenta di instaurare una forma di dialogo con almeno uno degli schieramenti in campo, il centrodestra sembra essersi completamente eclissato. Silenzio frutto di una tattica attendista o della mancanza di un leader riconosciuto e riconoscibile, a meno di un anno dalle elezioni comunali? Tutto può essere. Fatto sta che l’assenza degli esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, nel dibattito in corso, è particolarmente vistosa. Sono quasi due settimane, ormai, che a Napoli non si fa altro che discutere del dopo-de Magistris.

Soprattutto dopo l’approvazione del bilancio consuntivo del 2019 che ha certificato il debito record che grava sulle casse comunali. Il merito è di Per Napoli Civile e Ricostituente per Napoli che, sebbene con qualche elemento di ambiguità, stanno tentando di ridisegnare il futuro della città dopo quasi dieci anni di amministrazione arancione. A tratti sembra che il dibattito si risolva in uno scontro tra chi ha sempre criticato in maniera aspra e netta le politiche messe in campo dal sindaco, come nel caso di Per Napoli Civile, e chi ha preso le distanze da Dema in maniera molto più timida e lenta, come nel caso di Ricostituente per Napoli.

La contrapposizione, in ogni caso, è indice della vitalità dei due schieramenti. Altrettanto vivo sembra il Pd che, su input del deputato Paolo Siani, ha rivolto un invito alla collaborazione a Ricostituente per Napoli, manifestando però l’intenzione di voler fare altrettanto con gli esponenti di Per Napoli Civile. Tanto che lo psichiatra Stefano Vecchio, nome di spicco tra i 101 Ricostituenti, in un’intervista a Repubblica si è sentito in dovere di imporre l’altolà ai dem: «L’apertura del Pd è positiva, ma nessuno pensi di mettere il cappello al nostro movimento civico». Che il Pd napoletano sia tutt’altro che marginale nel dibattito politico cittadino, lo dimostrano anche il presidente Paolo Mancuso e il segretario Marco Sarracino, capaci quantomeno di discutere all’interno del partito, aprirsi ai movimenti, ipotizzare strategie elettorali e annunciare candidature. E il centrodestra? Qui l’elettroencefalogramma è piatto. A livello regionale, Stefano Caldoro sembra l’unico in grado di svolgere un’azione calzante e incalzante verso un competitor forte come il governatore uscente Vincenzo De Luca.

Nella dimensione cittadina, invece, non accade altrettanto. Anzi, il centrodestra ha mostrato un atteggiamento ambiguo in occasione della discussione sul bilancio consuntivo, quando sono stati due esponenti di Fi e uno di Fdi a garantire il numero legale indispensabile perché il Consiglio comunale potesse vagliare e approvare il documento. Successivamente nemmeno un esponente della coalizione ha avvertito l’esigenza di aprire un canale di confronto con i movimenti civici. Nemmeno con Per Napoli Civile che con Fi, Fdi e Lega condivide la critica spesso feroce verso l’amministrazione de Magistris. L’area politica che in passato ha espresso politici di peso quali Antonio Rastrelli e Antonio Parlato, Antonio e Fulvio Martusciello, Mara Carfagna e – piaccia o meno – Nicola Cosentino, dunque, sembra essersi trasformata in una palude avvolta dalle nebbie. Insomma, serve un leader con una visione politico-amministrativa. Ne ha bisogno il centrodestra, ma soprattutto a Napoli.