Tra poco più di un mese si voterà per le elezioni regionali. Eppure a catalizzare le attenzioni dei movimenti civici e di larga parte della stampa locale è il dibattito sulla necessaria riprogettazione di Napoli, una volta che il sindaco Luigi de Magistris avrà concluso il suo secondo mandato. E quindi? Della Regione non si parla? Non interessa a nessuno il futuro di settori nevralgici per la vita quotidiana, a cominciare dalla sanità? La sensazione, in realtà, è che della corsa al vertice di Palazzo Santa Lucia si parli male, nel senso che il confronto elettorale tende ancora una volta a concentrarsi sui nomi e non sui contenuti. E questo, probabilmente, anche a causa delle strategie seguite dalle varie forze politiche in campo. Provo a spiegarmi meglio partendo dal presidente della Regione uscente.

Vincenzo De Luca, sondaggi alla mano, è il favorito. L’aggressività dimostrata nella gestione dell’emergenza Covid, soprattutto sotto l’aspetto comunicativo, sembra averlo rafforzato. Come altri governatori, De Luca ha sfruttato la pandemia per accreditarsi come il risolutore dei problemi della Campania. Di qui un atteggiamento rischioso: quello a considerare risolta la questione regionale, come se il suo piglio decisionista fosse sufficiente per risolvere i mille problemi nell’ambito della sanità e dello sviluppo del territorio. Anche questo trapela dai continui riferimenti alla Campania come «modello di efficienza amministrativa» e dalla rinnovata tendenza ad addebitare allo Stato centrale e alle Regioni del Nord gran parte delle disfunzioni con le quali Palazzo Santa Lucia è chiamato a fare i conti quotidianamente. Insomma, per De Luca non c’è problema finché ci sarà lui alla guida della Campania. Veniamo al Movimento 5 Stelle.

Qui la strategia sembra essere solo ed esclusivamente quella della demagogia. L’esempio lampante è la recente esternazione della candidata pentastellata Valeria Ciarambino sulla questione dei bonus Covid che sarebbero stati richiesti da numerosi esponenti politici: «In Campania la politica tace. Non una parola da De Luca, da Caldoro, dagli assessori e dai consiglieri regionali, a eccezione del M5S. Tutti uniti nel silenzio. Che abbiano qualcosa da nascondere?» Parole che seguono la proposta, lanciata da Ciarambino durante il lockdown, di tagliare gli stipendi dei consiglieri regionali fino al termine della legislatura in segno di solidarietà verso le famiglie in difficoltà.

Ma i problemi della Campania possono risolversi rinunciando a qualche centinaio di euro per una manciata di mesi, puntando sempre e comunque il dito contro gli avversari e dimenticando che, tra i furbetti che hanno percepito il bonus Covid, ci sono anche esponenti del M5S? Poi c’è il centrodestra. C’è, questo è sicuro, ma poco si vede. E se si vede è grazie a Stefano Caldoro, al quale è affidato tutto il peso dell’opposizione a un competitor forte come De Luca, e a Marcello Tagliatela che, denunciando il presunto danno erariale legato alla costruzione degli ospedali Covid, ha posto una questione di carattere più giudiziario che politico.

Al netto dell’ex governatore e dell’ex assessore regionale, non c’è un esponente di Forza Italia, Fratelli d’Italia o Lega in grado di sollevare problemi e suggerire soluzioni. Il massimo che si riesce a fare è la polemica con De Luca, accusato di fare proseliti tra quelli che fino a qualche mese fa erano i suoi avversari. E lo stesso succede a Napoli, dove il centrodestra ha vantato per anni esponenti di caratura nazionale mentre oggi si limita a sputare fuoco contro de Magistris, salvo poi garantirgli il numero legale per la discussione del bilancio consuntivo e senza mai promuovere un progetto politico-amministrativo alternativo a quello arancione. Qual è, invece, la sua vision per la Regione? È ora che qualcuno lo dica agli elettori.