«Catello Maresca sta danneggiando non solo se stesso, ma anche la magistratura e la funzione che esercita. Che aspetta il ministro Bonafede a inviare gli ispettori?» L’ex guardasigilli Clemente Mastella non ha dubbi sulla gestione della vicenda che da settimane scuote la politica e la giustizia nel capoluogo campano. Maresca è da più parti indicato come candidato sindaco per il centrodestra alle prossime comunali napoletane. Su questa prospettiva si è recentemente confrontato con i rappresentanti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Nel frattempo continua a esercitare la funzione di sostituto procuratore generale di Corte d’appello nella stessa città che, tra qualche mese, potrebbe essere chiamato ad amministrare.

La circostanza ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori. Il procuratore generale Luigi Riello ha informato il Csm che, secondo fonti accreditate, sarebbe pronto a prendere provvedimenti. Nulla trapela, invece, da Procura generale della Cassazione e Ministero della Giustizia che pure sono a conoscenza della situazione del pm napoletano. Ed è proprio ai vertici di via Arenula che ora si rivolge Mastella.

Onorevole, che cosa farebbe al posto del ministro Alfonso Bonafede?
«Interverrei immediatamente, anche se spesso, in certi ambienti, si preferisce astenersi dall’adottare qualsiasi provvedimento».

Come interverrebbe?
«Inducendo Maresca a fare chiarezza sul futuro una volta per tutte. È vero, la Costituzione e la legge non gli vietano di candidarsi a sindaco di Napoli. Però, se ha questa intenzione, deve dirlo immediatamente, collocarsi in aspettativa un secondo più tardi o chiedere di essere trasferito in un altro distretto. Sono ragioni di garbo e di decenza istituzionale a imporglielo. Se la candidatura non gli interessa, invece, Maresca deve smentire i colloqui avuti con gli esponenti di centrodestra perché è evidente come sia attualmente impegnato in un’attività di promozione di se stesso a livello politico-amministrativo. E la giustizia non può tollerare certi sospetti».

In che senso?
«Maresca è senz’altro una persona e un magistrato serio. Però, se fossi un suo avversario politico, avrei qualche timore nel ritrovarmelo come pm in un processo. A prescindere dall’esito che avranno i colloqui di cui si parla e che Maresca finora non ha smentito, chiunque non si sentirebbe tranquillo nel trovarsi davanti a lui in tribunale».

E quindi il ministro Bonafede che cosa dovrebbe fare?
«Inviare gli ispettori a Napoli per verificare la sussistenza di quelle condizioni indispensabili affinché un magistrato possa esercitare le funzioni serenamente, cioè in modo terzo e imparziale come gli impongono la Costituzione e la legge. Dopodiché Bonafede potrebbe trasmettere la relazione degli ispettori al Csm che, a quel punto, sarebbe chiamato a valutare l’eventuale incompatibilità tra Maresca e il contesto in cui lavora. Certo è che il ministro non può continuare a ignorare questa situazione. Però mi lasci dire una cosa».

Prego.
«Dovrebbe essere Maresca in persona a fare chiarezza, prima ancora di un possibile intervento del ministro e del Csm. L’ambiguità non è consentita a un politico, figuriamoci a un magistrato. Perciò Maresca dica se ha intenzione di candidarsi e, in questo caso, chieda immediatamente l’aspettativa».

Si parla anche di Alfredo Guardiano, consigliere di Cassazione e leader del movimento dei RiCostituenti che sta animando il dibattito sulla città del dopo-de Magistris: che cosa ne pensa?
«Guardiano non è candidato, per cui è difficile dare un giudizio “di merito” sulla sua doppia veste. Certo è che la sua situazione è “border line” perché, se è vero che la Costituzione e la legge non gli vietano di partecipare al dibattito pubblico, è altrettanto vero che nel nostro ordinamento vale il sacrosanto principio della separazione dei poteri. E che i magistrati non possono e non devono sostituirsi ai politici».

C’è il rischio che questo principio venga travolto?
«Certo. I magistrati non possono sostituirsi ai politici. Anche perché non tutte le toghe hanno dimostrato di essere all’altezza del compito. Se, oltre a decidere al posto dei politici, i magistrati si sostituiscono fisicamente ai politici, possiamo dire addio alla separazione dei poteri e alla democrazia».