La federazione di centrodestra a trazione leghista è un predellino scivoloso. Il nuovo progetto di Berlusconi di unire i moderati mettendo tutto lo schieramento sotto una insegna comune agita e divide, ancora prima di essere entrato nel merito, gli esponenti di Forza Italia, colti di sorpresa. L’ipotesi di federare Lega ed azzurri, nata in casa Salvini, avrebbe fatto breccia ad Arcore, dove però incontra la resistenza dei governisti ed inciampa sulle macerie dei Gruppi che hanno appena perso undici parlamentari. Sta di fatto che il Cavaliere è tornato in sella e non sente ragioni: guizza, detta comunicati, twitta una sua foto in cui è operativo alla scrivania dalla quale nel 1994 ha annunciato, via videocassetta, la celebre discesa in campo.

L’algoritmo con cui Walter Lavitola ha calcolato le probabilità di una sua eligibilità al Colle, passata la terza o la quarta votazione, lo vedrebbe – riferiscono fonti a lui vicine – particolarmente elettrizzato. Ha parlato con Matteo Salvini in termini precisi e immediati: dare vita entro fi ne giugno a gruppi parlamentari unici tra FI e Lega, a Montecitorio e Palazzo Madama. Con lo sguardo rivolto anche più in là: «Ora valutiamo la federazione del centrodestra di governo, poi mi piacerebbe pensare in futuro a un partito unico: speriamo di convincere Fratelli d’Italia». Via Zoom, Berlusconi informa da Arcore i vertici di Forza Italia, i membri del governo, i capigruppo e i governatori azzurri. «Ho qui un sondaggio che ci dà al 9.5 ma è possibile tornare presto a due cifre». Liquida Toti e Brugnaro, autori dell’operazione “Coraggio Italia”: «Non andranno da nessuna parte». E rivendica il ruolo di selezionatore dei giocatori da mandare in campo quando parla delle amministrative di Roma e Milano: a dispetto della necessità di unificare i gruppi parlamentari, sulle città se non si troverà di meglio spingerà per Maurizio Gasparri a Roma e Maurizio Lupi a Milano.

Nomi caduti dall’alto mentre appena una manciata di ore prima Antonio Tajani aveva incontrato Enrico Michetti, uno dei nomi papabili per l’investitura al Campidoglio. L’avvocato amministrativista Michetti aveva visto anche Salvini. Le parole di Berlusconi suonano come una brusca frenata sulla sua corsa alla candidatura. Non è stato l’unico a subìre le indicazioni di Berlusconi con insofferenza. L’ala governativa di Forza Italia è sottosopra e nelle ultime ore si sarebbero moltiplicate le telefonate a Gianni Letta, il più forte contrappunto all’incontenibile Cavaliere scatenato. «Con questa federazione con la Lega, Forza Italia rischia di perdere la sua identità, i suoi valori moderati. Invece saremo vincenti se allarghiamo quel campo, non rischiando di annetterci alla Lega». Così le due ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini si sarebbero opposte all’apertura alla proposta di Matteo Salvini. In particolare, Mara Carfagna avrebbe detto, riferisce chi era presente alla riunione, che questa apertura, diffusa con singolare libertà anche all’esterno tramite agenzie, potrebbe spingere circa 50 parlamentari azzurri a lasciare il partito.

A questo punto, sarebbe intervenuta duramente la capogruppo al Senato, Annamaria Bernini, favorevole alla federazione: «Cos’è questo, un avvertimento mafioso?». «Io conosco la mafia e so bene cos’è», la replica della ministra. «Io per fortuna no», la controreplica della Bernini. Botte di santa ragione. Si aggiunge la portavoce azzurra in Sicilia e vice presidente di FI, Gabriella Giammanco: «Ho letto che entro giugno si dovrebbe dar vita a una federazione del centrodestra. Non siamo ai saldi di fi ne stagione, Forza Italia non può disperdere il suo tesoretto di voti e svendere la sua storia. Mi domando perché tanta fretta e per quale motivo non si apra su questo argomento un dibattito autentico in Forza Italia con il nostro leader Silvio Berlusconi. Su un passaggio così delicato sarebbe giusto ascoltare tutti e che la decisione finale fosse la più condivisa possibile».

Tirato in ballo dal presidente di FI, Maurizio Gasparri prova a fare da paciere e riassume così per il Riformista: «Quella della federazione del centrodestra è un tema ricorrente, io sono per l’unità come Berlusconi. Servono regole chiare, ci deve essere una articolazione che lasci all’elettore la possibilità di esprimersi tra una pluralità di proposte. Non dobbiamo appiattirci in un unico contenitore. Il centrodestra è già una sorta di federazione, governa 15 regioni e partecipiamo insieme a quante più elezioni, anche locali. Dunque dare delle regole a quest’unità, ma non appiattire». La collocazione europea non si tocca: «Forza Italia appartiene al PPE, e non rinunciamo a questa appartenenza”. Il precedente del Pdl c’è. E da lì si è poi tornati indietro, ad avere partiti più o meno coalizzati ma distinti.

«Siamo passati per tante esperienze, quella del Pdl è stata importante, è fallita per responsabilità di Fini». A valle, la corsa per Roma. «Per Roma ci sono, sono in pista. Ringrazio Berlusconi per aver fatto il mio nome. Va scelto il candidato più competitivo. La coalizione valuterà le proposte in campo e deciderà insieme come è meglio fare». Il primo banco di prova della nascente federazione sarà insomma proprio quello della candidatura per Roma, là dove tutto era iniziato, nel dicembre ’93. La dichiarazione con cui Berlusconi si schierava a favore di Fini siglò l’atto di nascita del centrodestra che oggi sogna di rinascere.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.