Misure più rigide per prevenire una terza ondata più aggressiva della seconda a causa dell’emergere ormai evidente delle varianti del Coronavirus, ma senza un lockdown generale. È questa l’intenzione del governo Draghi, che di concerto con la cabina di regia domani firmerà tramite il confermato ministro della Salute Roberto Speranza la prima ordinanza di divisione in ‘colori’ delle Regioni.

LE REGIONI A RISCHIO – Oggi infatti le Regioni invieranno i propri dati alla cabina di regia, dove verranno esaminati per stabilire le restrizioni su base regionale. A rischiare la fascia arancione sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Piemonte, mentre l’Abruzzo potrebbe tornare nuovamente in rossa. In bilico la Lombardia, ormai da mesi in rotta di collisione col ministero di Speranza e col Cts, mentre la Valle d’Aosta spera addirittura di poter essere la prima Regione in fascia bianca. 

GLI INDICATORI – Da tenere d’occhio non è solo l’incidenza delle varianti, da quella inglese presente ormai in tutta Italia, a quella brasiliana presente in Umbria e Toscana. Con preoccupazione si guarda alla tenuta delle terapie intensive negli ospedali che non devono superare la soglia del 30% di posti occupati, e all’indice Rt. 

I MINI LOCKDOWN – In tutto il Paese stanno aumentando anche i singoli Comuni posti in lockdow, mini zone rosse per isolare i centri abitanti dove è maggiore l’incidenza delle varianti. L’indicazione da parte degli esperti ma anche dai singoli governatori è di chiudere non soli le città coinvolte da una diffusione maggiore delle varianti, ma anche i centri limitrofi: solo così, è il ragionamento, si può tentare di limitare la diffusione del virus.

IL DPCM IN SCADENZA – Sulla sfondo resta la questione Dpcm, il decreto del presidente del Consiglio in scadenza il 5 marzo prossimo. Le intenzioni del premier Mario Draghi, almeno sulla carta, sarebbero di utilizzare altri strumenti normativi, più collegiali, per evitare le pesanti critiche ricevute da Conte per l’uso disinvolto del Dpcm.