È stata individuata per la prima volta in Italia a Napoli una nuova variante del coronavirus. È stata subito battezzata, definita. Una variante che preoccupa, come le altre varianti che stanno destando preoccupazioni in tutta Europa e in tutta Italia – le varianti inglese, brasiliana e sudafricana. Non per questo c’è da scadere nel panico.

Lo studio sulla variante è frutto di una collaborazione tra l’Istituto Pascale e l’Università Federico II. È stata rinominata B.1.525. Si pensa sia originaria della Nigeria ma su questo non c’è conferma. Oltre che nel Paese africano è stata tracciata anche in Gran Bretagna, Danimarca e Stati Uniti. L’annuncio ieri sera, dell’Istituto Pascale.

Nicola Normanno, a capo della squadra che ha scoperto la nuova variante, nella serata di ieri ha dichiarato: “Abbiamo lavorato a un protocollo che ci consentisse di individuare casi sospetti di varianti al virus e così abbiamo riconosciuto una variante mai descritta prima in Italia in un viaggiatore, che era stato in Africa ed era risultato positivo al tampone”. A Rainews24 aveva aggiunto: “Questa variante ha una serie di mutazioni che destano preoccupazione perché potrebbero comportare eventualmente anche una resistenza agli anticorpi e ai vaccini. Ma al momento su questo non abbiamo dati certi”.

Dopo un confronto con il reparto Zoonosi Emergenti dell’Istituto Superiore di Sanità la conferma della variante e quindi il deposito della sequenza nel database internazionale GISAID. A quanto emerso dallo studio e in queste ore la variante condivide alcuni spetti sia con la variante inglese che con quelle brasiliane e sudafricane. Queste ultime preoccupano maggiormente: riguardano la mutazione, E484K, considerata la “peggiore”, che permetterebbe al virus di sfuggire in parte agli anticorpi e a indebolire l’efficacia dei vaccini. Altra mutazione che riguarda la proteina spike, quella che il virus utilizza per agganciare le cellule umane, è denominata Q677H. Con la variante inglese condividerebbe la maggiore trasmissibilità.

La variante tracciata a Napoli è stata rilevata per la prima volta nel Regno Unito a metà dicembre. È stata collegata a un viaggio in Nigeria dove 12 dei 51 campioni di virus analizzati presentavano il mutante in questione. Ancora sconosciute quindi le caratteristiche. Per quello che riguarda i vaccini: Moderna, Pfizer e AstraZeneca sono efficaci contro la variante inglese. Più complicata invece la situazione con quella Sudafricana, con la quale AstraZeneva avrebbe delle difficoltà. Le mutazioni che riguardano la proteina spike sono sotto la lente degli studi della comunità scientifica internazionale.

“Si tratta – ha dichiarato il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca – di una scoperta di straordinario valore scientifico, un risultato tempestivo e utilissimo, che conferma l’importanza di aver finanziato questi studi, la necessità dell’adozione di misure straordinarie nazionali da parte del Governo per non vanificare il programma di vaccinazioni che è pienamente in corso, e che rende ancor di più indispensabili le forniture dei vaccini necessari per fronteggiare l’epidemia”.

Sul “professionista di ritorno dall’Africa” è esploso un caso dopo che la testata Il Napolista ha scritto un articolo identificando il professionista in Victor Osimhen, attaccante nigeriano del Napoli. La Federico II ha negato.

Vito Califano