«I Pm di Firenze hanno commesso una irregolarità gravissima»: Matteo Renzi calma la voce, ma i toni sono alti. I magistrati fiorentini – riferisce Renzi – avrebbero consegnato le carte su Carrai al Copasir, malgrado fosse stato vietato dalla sentenza della Cassazione. Motivo per cui, dice Matteo Renzi, «il processo Open si dimostra per quello che è, cioè uno scandalo assoluto». Gli appuntamenti con Open sono tutti in agenda. L’inchiesta “politica” più fuori scala della storia recente, lento pede, inizia il percorso che Renzi vuole trasformare in un controprocesso necessario a ristabilire la verità. Ieri l’udienza preliminare, iniziata davanti al giudice Sara Farini con la costituzione delle parti. Matteo Renzi la affronta con un sorriso amaro sulle labbra. Esce dall’aula del Tribunale di Firenze promettendo, o forse minacciando, di tornarci sempre. Ogni volta.

«Perché io sono stato presidente del Consiglio», fa notare. Una posizione che non autorizza a difendersi dal processo ma nel processo. Operazione lenta, di certosina pazienza. «Sono stato oggi (ieri, ndr) in Tribunale per l’Udienza preliminare del processo Open. Sono state fissate udienze fino a settembre. Come vi ho sempre detto, occorreranno anni per avere la verità. Noi, nel frattempo, andiamo avanti con il sorriso». Il leader di Italia Viva avverte i giornalisti assiepati nei corridoi del palazzo di giustizia fiorentino: ci sarà sempre. Convocherà ogni volta i giornalisti. E non si stancherà di sottolineare le sue ragioni. Di gridarle, perfino. Facendo rimbalzare i rilievi che muove fino a Genova, dove la Procura è competente per indagare sui magistrati fiorentini. E in effetti gli spunti non mancano. «La verità su Open l’ha scritta chiara la Cassazione in cinque sentenze e che ci sarà solo bisogno di tempo perché si rassegnino anche i Pm fiorentini. Ma interessa soprattutto dire e ribadire che i magistrati di Firenze hanno violato la Costituzione e le leggi e dovranno risponderne a Genova, dove quest’oggi (ieri, ndr) invierò ulteriore documentazione», ha aggiunto Renzi. Le accuse sono gravi: «Siamo in presenza di magistrati che hanno violato la Costituzione e le leggi. Come ho detto uscendo dall’Aula, non mi interessano le molestie sessuali del dottor Creazzo, che oggi non si è fatto vedere in aula, né le contraddizioni senesi del dottor Nastasi, che tornerà di nuovo in audizione parlamentare per la morte di David Rossi giovedì prossimo».

Il leader di Iv soffia sul fuoco delle polemiche che divampano nei corridoi della giustizia fiorentina. «Queste – sottolinea l’ex premier, prendendo le distanze – sono vicende che non mi riguardano». Poi anticipa che tra poco tutta la vicenda sarà oggetto di un dossier che uscirà a maggio: «Chi invece è curioso di sapere tutto quello che mi hanno fatto, può leggere Il Mostro: inchieste, scandali, dossier. L’inchiesta, roboante, riguarda 15 indagati, di cui 4 sono società, nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open su presunte irregolarità nei finanziamenti: tra di essi oltre a Renzi c’è la deputata Maria Elena Boschi, capogruppo Iv alla Camera, e il deputato del Pd Luca Lotti. A Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, in quanto componenti del consiglio direttivo di Open, e a Renzi (che i Pm qualificano come “direttore” della Fondazione) è contestato il reato di finanziamento illecito continuato «perché in concorso tra loro» avrebbero utilizzato la Fondazione come “articolazione politico-organizzativa del Partito democratico (corrente renziana)”, ricevendo “in violazione della normativa” sul finanziamento pubblico ai partiti contributi in denaro per un totale quantificato dalla procura in 3.567.562 euro provenienti dalle donazioni private dei finanziatori.

La Fondazione è stata attiva tra il 2012 e il 2018 per sostenere finanziariamente l’ascesa e l’attività politica di Matteo Renzi, prima come sindaco di Firenze e poi come segretario del Pd, organizzando tra l’altro le convention della Leopolda. Ospite del Riformista Tv, il deputato di Iv Luciano Nobili ha attaccato l’inchiesta: «Assurda sin dall’inizio. Perché pretende di stabilire d’imperio che cosa è una fondazione politica, che cosa è un partito, cosa una corrente. E ha avuto come incipit una operazione da film, con centinaia di finanzieri impegnati nel sequestrare pc e telefoni di innocenti donatori che avevano versato anche solo una piccola donazione online alla fondazione per le spese della Leopolda».

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.