Renzo Arbore ha cominciato suonando la chitarra e ascoltando Radio Bari nella sua Foggia. È diventato uno degli uomini di spettacolo e musica e televisione fondamentali della storia italiana. Arbore è stato premiato dal titolo di Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Di questa emozione ha raccontato in una lunga intervista a Il Corriere della Sera. E non ha dubbi: la più grande canzone italiana di tutti i tempi è napoletana, la sigla della sua Orchestra Italiana: Era de maggio.

Arbore ha citato la sua “cultura cattolica, apostolica, foggiana”. Ha ricordato Alto Gradimento, Quelli della notte, Per voi giovani, Speciale per voi, L’altra domenica, Cari amici vicini e lontani. Ha confessato: “Vuoi sapere la verità? Io ho sempre pensato programmi, musica, persino film perché rimanessero nel tempo. La verità è che oggi si fanno i programmi per avere il successo del giorno dopo, quando alle dieci arrivano i dati dello share”. E ancora oggi, quando fa qualcosa o vede qualcosa si chiede: “Che ne avrebbe pensato Mariangela?”. Mariangela Melato, l’attrice con la quale ebbe una lunga relazione, da giovane, e poi dal 2007 fino alla morte nel 2013.

Una vita all’insegna della cultura e dello spettacolo. Arbore ha portato in tutto il mondo la canzone italiana con l’Orchestra Italiana. Un patrimonio. L’intervista parte dall’infanzia in Puglia e dalla guerra: “Della guerra io l’odore l’ho sentito, ricordo la fame di quei giorni. Ero sfollato a Chieti, ci fu un bombardamento nel Circolo degli Amici e nel ristorante Venturini, dove eravamo rifugiati in trentacinque. Avevo cinque anni, però ho capito cosa significava la parola guerra. Significava paura, fame, sangue, distruzione, abbandono della propria casa. L’arrivo degli americani è stato scioccante ma meraviglioso. È lì che mi sono innamorato di quel mondo. Un amore che non mi ha mai lasciato. Quando vedi andarsene via i nazisti armati di tutto punto, tutti mimetizzati, con i pugnali nei pantaloni, scuri, cupi, tetri e poi vedi arrivare le jeep degli americani con la musica, i piedi sui parafanghi, la cioccolata, le sigarette e i VDisc ti rendi conto della differenza tra dittatura e libertà”.

E per tornare a Era de maggio, che racchiude il suo legame viscerale con Napoli: “L’abbiamo proposta quando nessuno la conosceva, adesso tutti la cantano. Da bambino, a casa mia, dalle stanze che affacciavano sul retro ascoltavo i muratori cantare napoletano. Ma dall’altro lato dell’appartamento si sentivano gli americani nel palazzo di fronte, al Circolo ufficiali, che facevano le prove delle loro canzoni. Io ero in mezzo e assorbivo, come una spugna, queste due meravigliose suggestioni. La passione per le canzoni napoletane mi è tornata forte anche perché erano le musiche che cantavano quelli che noi chiamavamo i faticatori, cioè gli operai che stavano ricostruendo Foggia che fu bombardata severamente e che era tutta distrutta. I muratori ritiravano su la città cantando canzoni napoletane. Allora la canzone italiana quasi non c’era, si identificava con quella di Napoli”.

La Regione Puglia ha deciso “di ospitare il mio modernariato e il materiale della mia attività in uno dei palazzi più importanti della mia città. Sarà Casa Arbore a Foggia, nel Palazzo della Dogana”. Anche adesso, con Gegè Telesforo, sta preparando il programma Appresso alla musica. Sulla lotta odierne, infinita e insoluta tra il politicamente corretto e quello scorretto cita l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama: “Tutti fanno quello che a loro conviene e non quello che è giusto”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.