Un’inchiesta televisiva non è un articolo di giornale, non la si legge con calma seduti al tavolo o sul divano, ma la si vede mentre magari si fanno altre cose, mentre in casa si è con la famiglia o gli amici, la si segue anche distrattamente. Ranucci è troppo esperto di televisione per non rendersi conto che quel servizio, costruito in quel modo, con continue insinuazioni, dubbi non fondati scientificamente, domande retoriche e allusioni ha avuto solo l’effetto di dare nuova benzina alle teorie complottistiche dei no vax e di aumentare ancora di più la diffidenza dei dubbiosi dei vaccini”, ha dichiarato il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.

“Nel momento in cui tutto l’impegno del Governo è proiettato ad accelerare le vaccinazioni per mettere in sicurezza la salute pubblica, il servizio pubblico alimenta complottismi sui vaccini. Perché? È questo che dovrebbe fare l’informazione pubblica? Il caso Trieste insegna che andare dietro ai no vax e no green-pass può portare a nuove chiusure. Vogliamo tornare al lockdown? Ci siamo già dimenticati i 130mila morti causati in Italia dalla pandemia? Ci siamo dimenticati dei pesantissimi danni economici che abbiamo subìto?”.

“Da Fuortes credo che i cittadini che pagano il canone si attendano finalmente una svolta all’informazione– ha aggiunto ancora Anzaldi –, dopo che gli anni gialloverdi hanno portato la Rai al punto più basso. E soprattutto l’amministratore delegato nominato da Draghi ha il dovere della trasparenza. Sui giornali si parla di presunti incontri che avrebbe avuto con alcuni leader politici, dopo aver rivendicato peraltro che a lui i partiti non lo chiamerebbero. Davvero Fuortes ha visto Di Maio, Salvini, Letta? Delle due l’una: o questi incontri sono fake news, e allora la Rai ha il dovere di smentire; oppure gli incontri ci sono stati, e allora al termine di un incontro istituzionale la Rai ha il dovere di fare un comunicato ufficiale per dire di cosa si è parlato. Altrimenti che tipo di incontri sarebbero stati?”.

Tornando alla puntata di Report sui vaccini e al metodo giornalistico della trasmissione, Anzaldi ha aggiunto: “Si tratta di un metodo giornalistico che, purtroppo, abbiamo visto negli ultimi mesi applicato anche ad una parte della politica, basti vedere i ripetuti e ossessivi servizi contro Matteo Renzi che si replicano ormai a cadenza quasi settimanale. In questo caso, però, non si parla di politica, non è una questione di par condicio o di pluralismo, che pure dovrebbero essere temi costituenti per l’informazione del servizio pubblico”.

“Qui si parla di un tema delicato e decisivo come la campagna vaccinale, da cui dipendono la salute degli italiani e la possibilità di tornare a vivere normalmente: su questo la Rai del presidente Draghi non può davvero permettersi errori, perché di mezzo c’è la tutela della salute pubblica. Per una volta su una questione Rai ho atteso ad uscire per ultimo proprio per vedere se le mie impressioni sulla puntata fossero state condivise anche da altri, per evitare che ci fossero fraintendimenti o retropensieri politici. E infatti a dichiarare per primi sono stati colleghi moderati di altri partiti, a partire da Pd e Forza Italia, oltre alle tante lamentele dei telespettatori sui social, perché quella puntata è apparsa oggettivamente stonata”.

“Se il messaggio, condito con interviste nascoste, volti oscurati, presunte rivelazioni è che la terza dose è il business delle case farmaceutiche, il Cts brancola nel buio ed esegue gli ordini del governo, il green-pass non ha un fondamento scientifico, la durata della copertura dei vaccini è sconosciuta, insomma se si mettono insieme tutti questi messaggi il telespettatore che magari ha ancora qualche dubbio se vaccinarsi cosa deve pensare? Una trasmissione del servizio pubblico non può ignorare gli effetti che un suo servizio può avere. Come ha detto Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, quel servizio ha contribuito di più a creare confusione nella gente che ad aiutarla a capire, in particolare perché è stata sentita una sola campana, non c’è stato contraddittorio”.

“Il servizio pubblico può permettersi una mancanza del genere, a maggior ragione su questioni sanitarie? Inoltre non si capisce come nella stessa inchiesta si possa sostenere da una parte che l’estensione del Green Pass a un anno sarebbe stata una scelta politica arbitraria, poiché l’immunità inizierebbe a calare a 6 mesi dalla somministrazione, e poi parlare della terza dose come di un business di Big Pharma. Già nel 2017 Report diede spazio a teorie antivacciniste. Una puntata che fu smontata punto per punto dal virologo Burioni e dalla quale prese le distanze in Vigilanza anche l’allora presidente del Cda Maggioni. Purtroppo, però, la trasmissione ci è ricaduta, oltretutto in un momento così critico come la situazione pandemica”.

Report è un marchio storico dell’informazione Rai, un patrimonio dell’azienda e proprio per questo va difeso anche dalla deriva presa ormai da un po’ di tempo, con la qualità delle inchieste precipitata dopo l’addio di Milena Gabanelli. La verità è che ultimamente abbiamo assistito – ha aggiunto ancora il deputato Iv in un’intervista al Il Giornale – ad una vera e propria ossessione per Renzi da quando è caduto il governo Conte. C’è stata una riproposizione continua sempre delle stesse questioni e degli stessi spezzoni video (addirittura ripetuti due volte nella stessa puntata) mentre ad esempio vediamo che altri partiti non vengono mai toccati”.

Finora non abbiamo visto niente sui presunti fondi del regime venezuelano al Movimento 5 stelle, sulle indagini che riguardano l’avvocato Di Donna ex collega di Conte. Speriamo di essere smentiti presto. Come mai se l’ex dirigente dei servizi Mancini incontra Renzi, questo incontro è oggetto di una decina di puntate, mentre il fatto che abbia incontrato anche Di Maio viene a malapena citato?”.

Riccardo Annibali