La campagna di Sigfrido Ranucci è ben concertata. Legittima, perfino meritoria. E ben concertata. Il vice direttore di Rai Tre ha deciso di dare la scalata a viale Mazzini e gioca tutte le sue carte. Parte da una posizione di tutto rispetto: ha un incarico in Rai da 224.912 euro l’anno e vede davanti a sé una prateria da conquistare. La confusione sotto il cielo di Fuortes rende la situazione eccellente. Vanno nominati a breve i nuovi direttori Tg1 e Tg2, e pare proprio che gli incontri dell’Ad con Di Maio e con Salvini siano serviti a ribadire la necessità di garantire a ciascuno la propria fetta.

I Cinque Stelle si muovono più famelici che mai. Di Maio scalza Conte sia per presenza televisiva sia per l’iniziativa di convocare Fuortes alla Farnesina, in gran segreto. Perché l’affare per il quale sta perorando la causa è di gran peso. C’è una delle nuove posizioni per la quale il conduttore di Report starebbe facendo rotta, se sfumasse la titolarità di un Tg: la Direzione dell’Approfondimento, la più potente delle nuove direzioni di genere. Quella che potrà, a regime, decidere su risorse e palinsesti, quote di attenzione e interviste. Arruolati sul fronte di Ranucci l’UsigRai, il consigliere in Cda per i dipendenti e perfino la consigliera Bria. Ma soprattutto il M5s. Non a caso ieri, in una giornata di polemiche furiose contro la sparata no-vax di Ranucci, la sua difesa è stata assunta d’ufficio dal Movimento al completo. Avendo ricevuto ordini di scuderia, con la dinamica nota, uno dopo l’altro i deputati Cinque Stelle hanno fatto uscire le loro dichiarazioni: «Giù le mani da Ranucci», «Il lavoro d’inchiesta fatto da Ranucci e la sua squadra si è sempre contraddistinto per aver portato alla luce notizie sulla base di ricostruzioni minuziose», si sono lasciati andare i fan del gruppo grillino a Montecitorio.

Ranucci conduce la sua campagna di autopromozione ma non è esente dalle scivolate. Spara a zero contro Matteo Renzi, certo che sia ormai un bersaglio facile, una operazione in grado di portargli simpatie che vanno da Di Maio a Letta. Ne fa un obiettivo fisso, costante. Quasi ossessivamente indaga sugli spostamenti privati del leader di Italia Viva, se ha preso un aereo, perfino se ha assistito a un Gran Premio di Formula Uno. E pensando di fare cosa gradita, inciampa sui tasti scivolosi dello scetticismo vaccinale. Si accorge di averla fatta fuori: lo sorprende l’alzata di scudi dem in Vigilanza, dopo quel pirotecnico affondo (“la terza dose è il business delle case farmaceutiche”) a sugello di un lungo solleticare la pancia dei No vax. Una gragnuola: tre interrogazioni urgenti in Vigilanza (Forza Italia, Pd e Italia Viva) e una pioggia di telefonate al settimo piano di Viale Mazzini.

Per guadagnare uno spazio in prima serata dove replicare si fa invitare da Giovanni Floris, ex collega Rai, innescando la reazione piccata di Bianca Berlinguer, in diretta alla stessa ora, cui ha fatto da controprogrammazione: “Ha danneggiato l’azienda”. E c’è un giallo sull’autorizzazione che va richiesta, solitamente con largo anticipo, ai vertici Rai per accordare ai dipendenti la partecipazione a trasmissioni concorrenti. Una firma non sempre concessa e che in questo caso sarebbe arrivata fulminea, assicura Ranucci. «Dire che la mia presenza abbia danneggiato l’azienda pubblica è un punto di vista, il mio è diverso, si è giustificato ieri. La possibilità di difendere la serietà e il prestigio di una trasmissione storica della Rai anche in un programma di una televisione privata, è un valore aggiunto? Secondo me sì. Soprattutto se altri non ti invitano. Promuovere, come ho fatto la prossima puntata di lunedì è un valore aggiunto? Secondo me sì. Dunque la mia partecipazione era autorizzata».

Abbiamo chiesto all’ufficio del personale Rai di poter verificare la data della firma concessa e non abbiamo dubbi sul fatto che la risposta, prima o poi, arriverà. A cascata, rotolano le polemiche. Bianca Berlinguer durante Cartabianca attacca Report (a cui ha scritto anche l’ufficio legale di Eni) e se la prende con Gianluigi Paragone, che naturalmente difende Ranucci. Lei lo incalza, lui si imbavaglia. E ci mancava Celentano, che torna in scena per bacchettarla: «Te la sei presa con lui per aver citato alcuni fatti svelati dalla trasmissione Report, per altro interessanti anche per la tua di trasmissione – aggiunge -. Cara Bianca, posso dire (anche a causa del Covid) che non sei la sola a spargere questo tipo di arrabbiature televisive e se può consolarti, ti do una “primizia”: sto pensando di tornare in televisione con un programma dal titolo Il Conduttore». La nuova Rai di Ranucci prende forma mentre quella di Fuortes non si vede ancora.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.