Sta per riaprire ufficialmente il pronto soccorso dell’ospedale di Codogno. La struttura era chiusa dalla notte tra il 20 e il 21 febbraio scorso, dopo l’accertamento del primo caso di coronavirus in Italia. Presenti alla riapertura i vertici della Asst di Lodi, i dirigenti medici e Francesco Passerini, sindaco del comune del Lodigiano, uno dei dieci compresi nella prima zona rossa, tra i simboli della lotta al covid-19.

Alle 21:20 del 20 febbraio, presso il pronto soccorso di Codogno, venne registrato il primo caso di trasmissione del virus. Si trattava di Mattia, il cosiddetto “paziente uno”, un manager. Pochi giorni prima l’uomo si era recato presso lo stesso ospedale, il provincia di Lodi. Soffriva sintomi come febbre alta e tosse. Le sue condizioni si aggravarono già la mattina del 21 febbraio e venne spostato in rianimazione. Il test all’epoca non era previsto per sintomi come quelli di Mattia: il documento del ministero della Sanità del 27 gennaio imponeva il test solo per casi sospetti, affetti da gravi malattie respiratorie, che nei 14 giorni precedenti avessero viaggiato in Cina.

Solo per un’intuizione di un’anestesista, Annalisa Malara, il paziente uno venne testato e l’esito risultò positivo. Il paziente zero non è mai stato rintracciato. Il pronto soccorso della cittadina del lodigiano è stato così chiuso e Codogno è stato dichiarato zona rossa.