La maggioranza Draghi si salva per un singolo voto sulla riforma del Catasto. La commissione Finanze della Camera ha respinto l’emendamento soppressivo depositato dai partiti di centrodestra dell’articolo 6 della delega fiscale, quello appunto relativo alla revisione del catasto. La votazione si è chiusa sul filo: 23 voti contrari, 22 favorevoli, nessun astenuto.

Insieme alla proposta della Lega è stata votata anche quella analoga di Alternativa, il gruppo parlamentare degli ex grillini.  A sostegno della posizione del resto della maggioranza (M5S, Pd, Leu e Iv) sono arrivati anche due voti espressi da due componenti del misto (Noi con l’Italia e Azione).

Decisivo infatti è risultato il voto di Alessandro Colucci, deputato di Noi con l’Italia, il partito di Maurizio Lupi. Voto rivendicato dallo stesso parlamentare perché “l’aggiornamento catastale, approvato in Consiglio dei Ministri, è un atto necessario e città come Roma e Milano l’hanno già fatto”.

Furiosa la reazione politica di Enrico Letta, col segretario del Partito Democratico che ‘a caldo’ ha accusato il centrodestra di aver “tentato di far cadere il governo Draghi sul riordino del catasto. Non vi è riuscito per un soffio. Abbiamo tenuto. Sembra una fake news, in uno dei giorni più drammatici della nostra storia recente. Purtroppo è una notizia vera. Sono senza parole”, ha scritto su Twitter.

Parla di “atto di totale irresponsabilità del centro destra” anche il leader di Azione, Carlo Calenda. Un voto “che avrebbe potuto mettere a rischio il governo in mezzo alla crisi Ucraina. Abbiamo sostenuto lealmente e con convinzione la riforma. A forza di tirare la corda Salvini e amici rischiano di provocare un disastro”.

Dalla Lega invece c’è un rilancio sulla questione e un avvertimento chiarissimo al governo e al premier Draghi: “Dopo questo voto che porta all’aumento delle tasse sulla casa per gli italiani, svelando le vere intenzioni di centrosinistra e 5s, da oggi ci sentiamo liberi di votare secondo quelle che sono le indicazioni della politica fiscale da sempre della Lega, che sono flat tax, regimi speciali, cedolare secca, semplificazioni, battaglia sulle cartelle, saldo-acconto”, spiegano in coro i parlamentari del Carroccio Massimo Bitonci e Alberto Gusmeroli.

Lo scorso ottobre il Consiglio dei ministri, proprio per venire incontro alle richieste del centrodestra, aveva approvato una versione assai edulcorata del provvedimento: la riforma del catasto infatti è diventata una mappatura del patrimonio edilizio esistente con il rinvio tassativo al 2026 per eventuali variazioni sulle rendite catastali e quindi sul valore degli immobili.

Dunque nessuna stangata e nessuna patrimoniale alle viste. Bensì uno strategico rinvio. Intanto, fu spiegato, si fa la fotografia dell’esistente, si rendono noti i cosiddetti immobili fantasma, le baracche per gli attrezzi diventate villini di campagna e i capanni per la pesca diventati residenze estive vista mare.

(in aggiornamento)

Redazione