Il Movimento 5 Stelle ribolle dopo l’approvazione nel Consiglio dei ministri di giovedì sera della riforma della giustizia firmata Marta Cartabia che, di fatto, cancella quasi del tutto il testo dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Un sì sofferto, quello dei ministri pentastellati, frutto della mediazione del premier Mario Draghi, in particolare con l’ex capo politico grillino e ministro degli Esteri Luigi Di Maio, colui che più di tutti ha spinto i colleghi di partito a ‘ingoiare il rospo’.

Ma tra le truppe pentastellate è ormai guerra tra i fedelissimi di Conte e chi invece, come lo stesso Di Maio, guida l’ala governista che ha preferito non immolarsi sull’altare della difesa dell’ormai ex riforma Bonafede.

LE CRITICHE DI BONAFEDE E DIBBA – Proprio l’ex Guardasigilli, vicinissimo all’ex premier che sta ancora aspettando l’esito del confronto dei ‘sette saggi’ grillini per stilare il nuovo Statuto che dovrebbe incoronarlo leader del Movimento, dando comunque ampie garanzie politiche a Beppe Grillo, è tra i più duri ad intervenire sull’accordo in Cdm.

Bonafede su Facebook scrive di aver “sinceramente apprezzato i tentativi della ministra Cartabia di trovare una sintesi oggettivamente difficile: tuttavia, è evidente (e legittimo) che sulla prescrizione la pensiamo in maniera diversa. La norma votata ieri rischia di trasformarsi in una falcidia processuale che produce isole di impunità e che allungherà i tempi dei processi” e concedere “un po’ di tempo in più per i reati di corruzione è “veramente troppo poco perché troppo lontano da quello che abbiamo realizzato”.

A dargli manforte è stato anche Alessandro Di Battista, l’ex 5 Stelle che sui social spara a giorni alterni contro le scelte dell’esecutivo Draghi e soprattutto contro il Movimento ‘di governo’. In un editoriale su Tpi, l’ex deputato spara contro i ministri pentastellati che “hanno dato prova di incapacità politica, pavidità, accidia e inadeguatezza. Roba da chiedere scusa ai milioni di elettori che li hanno sostenuti, posto che molti di loro non gli rivolgerebbero più la parola”.

Un fallimento che per Dibba “è un dato di fatto e solo chi è ‘interessato’ al governo o chi ormai ha la carta intestata ministeriale davanti agli occhi non riesce ad ammetterlo. I draghini a 5 stelle negano l’innegabile, difendono l’indifendibile inimicandosi ogni giorno migliaia di iscritti che, ingenuamente, cinque mesi fa, credettero alla barzelletta del ‘controlliamo dall’interno”.

La transizione da movimento di lotta a movimento di governo per Di Battita è una “débâcle” ma vista prima nella storia repubblica. “Una forza politica che, tre anni fa – sebbene pare sia passato un secolo – prese il 33% dei voti grazie a sacrosante istanze di cambiamento e che finisce a portare il caffè a chi un tempo diceva di voler spazzar via accontentandosi, in modo dozzinale, di mancette composte, oltretutto, da banconote false”, scrive Di Battista ricordando le ‘sconfitte’ del Movimento su alcuni temi forti come appunto la prescrizione, il cashback sospeso, il salario minimo sparito dai radar.

LE PAROLE DI CONTE – Ma, più importante di tutti, contro la riforma della giustizia si schiera anche l’ex premier Conte, in predicato di diventare nuovo leader del Movimento se verrà trovata la quadra sul nuovo Statuto tra l’avvocato pugliese e Beppe Grillo.

L’ex presidente del Consiglio nel corso del convegno nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria ha sottolineato di “apprezzato il lavoro della ministra Cartabia, si è molto impegnata, ma io non canterei vittoria, non sono sorridente sull’aspetto della prescrizione, siamo ritornati a una anomalia italiana. Chi canta vittoria su questa soluzione non trova il mio consenso. Se un processo svanisce per nulla per una durata così breve non può essere una vittoria per lo stato di diritto”.

Quanto al suo futuro da prossimo leader di un partito, Conte risponde che “stiamo lavorando” sul “quadro dei principi che consentirà alla comunità dei S5stelle di riprendere la sua forza propulsiva”. Serve “un quadro di principi molto chiaro”, dice l’ex premier, è la “premessa per tutto quello che verrà fatto dopo, una premessa indispensabile, definire bene i contorni, i ruoli”. Se questi “saranno pienamente condivisi io ci sono, altrimenti no”.

LA DIFESA DEL MOVIMENTO – Ma contro il “martellamento incessante” arrivato sul tema prescrizione dagli stessi esponenti (o ex) pentastellati, la difesa arriva direttamente sul nuovo blog del Movimento 5 Stelle. “Per tutti i partiti il bersaglio non è mai cambiato, è stato sempre la prescrizione e da mesi si sfregavano le mani al pensiero di abbattere quella che ancora oggi è per il Movimento 5 stelle una battaglia di civiltà”, denunciano gli ‘ignoti’ artefici del post, che rivendicano come “di fronte a una proposta iniziale che, di fatto, smantellava tutto quanto fatto in questi anni, abbiamo combattuto. Con le armi che abbiamo, dentro una maggioranza che sul tema la pensa diversamente da noi. Ma siamo riusciti a ottenere una serie di risultati.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia