Il referendum sul taglio dei parlamentari è ufficialmente rinviato a data da destinarsi. La consultazione era prevista per il 29 marzo, ma è stato deciso di far slittare il voto per l’emergenza Coronavirus.  La questione è stata affrontata sul tavolo del Consiglio dei ministri in programma questa mattina, secondo quanto si apprende da più fonti della maggioranza.

Per Ceccanti “rinviare il referendum è una scelta delicatissima che si può fare per decreto, ma certo ci devono essere ragioni serissime, come l’indisponibilità dei locali scolastici. Qualora si decidesse di rinviare mi sembra difficile non accorpare il referendum alle elezioni regionali, perché altrimenti in molte località, a poche settimane di distanza, le urne si aprirebbero tre volte: primo turno amministrative con regionali, secondo turno amministrative e referendum. Peraltro non esiste nessun divieto di accorpamento per i referendum confermativi. Ce n’é solo uno per gli abrogativi, ma riguarda solo le elezioni politiche, tant’è che nel 2009 il referendum abrogativo Guzzetta fu abbinato al secondo turno delle amministrative proprio per evitare tre scadenze diverse ravvicinate”.

Spostare a maggio la data della consultazione, per alcuni, significherebbe blindare l’esecutivo fino a tutto il 2020. La Fondazione Einaudi (che ha promosso la raccolta firme assieme ai senatori Cangini, Pagano e Nannicini) si dice contraria al rinvio e, comunque, la consultazione popolare non può essere accorpata, è la convinzione, alle regionali.