Elisabetta Gregoraci, la già “Cleopatra” del GfVip, giunge infine a noi, suoi spettatori, come santa Elisabetta da Soverato, venerabile. E poco importa che alcuni ignoranti, nell’abisso della rete, ne storpino il cognome in “Gregoracci”. “Eli”, cosa nota, attualmente risiede nell’improbabile condominio del Grande Fratello VIP, lì, schermata da occhiali da sole romboidali, impone il suo magistero femminile, il suo Credo, comprensivo di notturna preghiera, eseguita a mani giunte, da scacciare via invidie e fantasmi. Non luce caravaggesca a illuminarla, come accade ai bari nella “vocazione” del collega san Matteo, semmai una fonte non meno rivelatrice, lo spolvero lucente virtuale del Billionaire, titolare il già marito Briatore, ex, tuttavia, così sembra, per nulla disposto a lasciarla libera nel mondo post-coniugale spettacolare: si è perfino accennato a un “contratto” che le impedirebbe di mostrarsi pubblicamente in compagnia di nuovi pretendenti.

Su tutto, i flash del Principato di Monaco e della Costa Smeralda, dove la nostra sembra risiedere con sobrietà ritenuta poco francescana dal Briatore: «Vuole essere autonoma? Rinunci anche a quello che le passo. Passava in Sardegna due mesi l’anno, aerei privati, a Montecarlo 1.000 mq di casa, a Londra 1.500 mq di casa, la casa a Roma che le ho comprato, l’autista… Non dico quanto le passo al mese, ma non è obbligata a fare qualunque cosa per vivere. Non deve tagliare i nastri alla fiera della castagna a Reggio Calabria». Gli altri ospiti della Casa, cominciando dai fusti, sempre a mostrare muscoli e tartaruga anche al momento del taglio dei cetrioli nell’isola della cucina a vista – Pierpaolo Petrelli, aspirante suo nuovo principe consorte, in testa – fanno caso a lei con timore reverenziale, mai mettendone in discussione il primato, consapevoli forse della sua suscettibilità calabrese, qualità proprie di certa Magna Grecia.

Se da “Cleopatra” si indulge all’autocompiacimento, al contrario da santa “Eli”, come le si rivolgono gli intimi, va prediletto il basso profilo, l’acconciatura a tuppo, e, su tutto, il pensiero all’erede Nathan Falco, rimasto laggiù a casa, evocato come sineddoche familiare. Un presente invidiabile, dunque. Cui va ancora conteggiata, al GfVip, la presenza servizievole e supplice di Pierpaolo, occhi lucenti, a contemplarla come pasta rara, assoluta, inarrivabile. Santa, appunto. Elisabetta sovente, dopo le dirette settimanali, si lamenta con veemenza per le “offese” subite dall’opinionista ufficiale Antonella Elia – «Gatta in calore» (sic) – epiteto in verità davvero ingiusto, poiché la misurata Gregoraci suggerisce semmai algido, volpesco, intimo compiacimento, dove le uniche concessioni allo spasimante non oltrepassano carezze e “bacetti”, bottino sessuale minimo, robetta da gita al santuario offerta di nascosto dal sacerdote accompagnatore, anteriore a ogni impossibile “petting”.

«Ma cosa ne sai, ma cosa ne sai di me!!!!????», obietta Elisabetta, la vilipesa, ignorando che nel frattempo l’immondo tribunale della rete spulciando sul caso “Vallettopoli”, 2006, possa ritrovare le sue parole al giudice Woodcock. Acqua passata, certo. Tuttavia in grado ancora di suscitare un simposio Twitter sull’“onorabilità”. A fronte di quel “Ma che ne sai??!”, la fan Dina @Dina17615151 giustamente precisa: «Mamma mia, questa è persecuzione, fate schifo depravati». Le replica IddaB @bi_idda, rea di avere accennato al verbale dell’interrogatorio pubblicato su La Repubblica: «È solo una notizia vera che puoi trovare ovunque! Mi dispiace tu ci sia rimasta male, ma non ci posso fare niente, è solo la verità esposta educatamente». Con tono puntuto, chiude il crudele processo di canonizzazione stetin @stetin2: «Del resto ci ha chiesto lei di informarci». Restando nella Casa, se nei panni cleopatreschi muoverle obiezioni era immediata lesa maestà, con la sopraggiunta aureola siamo di fronte alla blasfemia: non pronunciare il cognome Gregoraci (o “Gregoracci”) invano.

Se non l’adorazione quotidiana, era chiaro dall’inizio che per “Eli”, presentata come cuspide dell’intero cast del GfVip, tra invidie, piccinerie, dispetti condominiali, non sarebbero state le rose e i fiori che nell’iconografia accompagnano il viso di Rita da Cascia. In assenza di questi, provvederà comunque l’amata sorella Marzia a scagliarsi contro gli orrori di Cinecittà: «Solo chi conosce veramente mia sorella può testimoniare la persona straordinaria che è». Si aggiunge ora l’amica avvocato Micaela Ottomano: «Con profonda tristezza sto assistendo a questo massacro mediatico di un livello inqualificabile ma che tra l’altro non proviene da parte di persone che si siano distinte per qualche merito o talento innato, umano o artistico speciale, tale da poter giudicare il tuo animo e la tua vita attuale e passata». Infine il plauso dei post-fascisti del Secolo d’Italia: “Superati tutti i limiti della decenza. Offese e fango su Elisabetta Gregoraci”.

Così anche la signora Bonolis, Sonia Bruganelli, su Libero si dice sconvolta dal modo in cui «tante persone vanno in diverse trasmissioni televisive sostenendo di averla frequentata, lo capiscono che c’è un figlio a casa che guarda e poi va a scuola?». Il riferimento è ai presunti ex che hanno raccontato pubblicamente d’avere avuto un legame intimo con lei anche contestualmente alla sua relazione con Briatore. Insomma, sarà vera la storia dell’esistenza di un “contratto”? Nel frattempo Pierpaolo lo Spasimante, ritrova amor proprio e sbotta: «Io voglio delle cose che non arrivano mai». Elisabetta allora s’infuria: «Non abbiamo una storia, ma a noi piacevano i nostri abbracci, i nostri sguardi, ma danno fastidio a tutti». Le parole decisive hanno luogo nel bagno (senza chiave) della Casa.

«Eli – leggiamo – accusa Pretelli di non averla supportata dopo la puntata e scoppia a piangere: “Ho avuto una serata di merda. Te ne sei fottuto”». Il fusto replica di essere avvilito a sua volta. Santo anche lui, ora anche doppiamente martire l’altra. Arriverà mai a Elisabetta Gregoraci il regalo che, quando mi trovavo ancora nella Casa, personalmente ho auspicato per lei da parte del munifico, generosissimo Flavio? Un’opera di Yves Klein, l’artista francese del Blu, il grande mistico della pittura del Novecento, lo stesso che, in segno di ringraziamento per il dono stesso dell’arte, portò un ex-voto proprio a santa Rita da Cascia. Grazie e miracoli nel nostro caso davvero sempre più impossibili?