Quasi sei anni fa, nel marzo 2017, con un grande clamore sulla stampa venne lanciata la notizia ‘arrestato Alfredo Romeo’, aveva partecipato ad un appalto truccato, anzi, aveva organizzato un appalto truccato, il più grande del secolo, e poi la mazzetta corruttiva di cento milioni, che dico, centomila euro, e poi la cosa che interessava di più: una mazzetta mensile al padre di Renzi, Tiziano.

Ieri il tribunale di Roma ha assolto l’imprenditore Romeo e altre undici persone coinvolte perché, badate bene che sono cose importanti per la giustizia, il fatto non sussiste. Non c’è mai stato. Questa corruzione, questo appalto, non c’è mai stato. Un capitano famoso dei carabinieri indagava per conto della procura di Napoli e del pm Woodcock, poi i fascicoli passarono a Roma con il Trojan, con le intercettazioni. Furono coinvolte altre persone e Romeo fece sei mesi di carcere.

Voi dite, è capitato, poi l’hanno assolto beato lui, dopo sei anni. Non è così perché in questo periodo, in tutti questi anni c’è stata una gogna mediatica senza precedenti. Io ho qui la prima pagina del Riformista che titola giustamente ‘Caso Consip, non c’è più: assolto Romeo e Travaglio in lutto’. Sul Giornale c’è un trafiletto a pagina 9 che dà la stessa notizia, sugli altri quotidiani nulla o quasi.

Vi faccio vedere le pagine dei giornali che hanno seguito questo fatto, una cosa clamorosa, pagine e pagine per mesi: ‘Arrestato Romeo, tangenti a Consip e 30mila euro al mese promessi a babbo Renzi’, l’appalto del secolo era stato truccato, ‘Il più grande appalto d’Europa’ titola il Fatto Quotidiano. Voi direte vabbè, il Fatto Quotidiano non fa testo. Oggi Travaglio si taglia le vene per aver scritto quelle stupidaggini per mesi – ma non solo su questo caso -, però in realtà Repubblica, Il Mattino, Il Messaggero, tutti i giornali.

Perché non c’è solo l’arresto, non c’è solo la carcerazione preventiva senza prove come abbiamo visto adesso, inflitta per costringere l’imprenditore a confessare chissà che cosa. Non c’è solo il caso politico su Renzi e il padre – su Renzi non c’erano grandi rapporti con Romeo -, ma c’è anche la gogna mediatica che rovina o potrebbe rovinare un’azienda, la Romeo Gestioni, e una persona che comunque esce dopo sei mesi di carcere e deve ricostruirsi un nome, una credibilità e deve trovare delle persone che dicono ‘sì, Romeo però fu arrestato’. Sì però questa gogna mediatica è peggio del carcere, certo la privazione della libertà è una cosa grave, ma per un’impresa che ha un nome pubblico, che ha una facciata pubblica, che ha l’impegno sui lavori pubblici la gogna mediatica è come il carcere, è una privazione della propria libertà.

Allora chi risarcirà non Romeo ma tutte le persone che ci capitano? Perché questo è il tema della giustizia, una giustizia in cui si parte senza responsabilità. Le procure che fanno delle indagini e arrestano e che danno ai giornali dei titoli iperbolici, non tornano indietro. E poi quei procuratori fanno carriera. Vi potrei fare i nomi dei procuratori che si sono occupati di questo ma è quasi inutile perché in realtà l’assoluzione dice che un tribunale ha preso una decisione giusta. Però quei procuratori vi assicuro che fanno carriera, oppure puntano a fare carriera. Allora nessuno gli dice ‘signori avete fatto una cosa gravissima’. È come uno che ammazza un altro magari per un incidente, però poi gli resta. Ai magistrati non resta nulla. Hanno fatto questo e l’hanno fatto a ragion veduta, sono cambiate le ragioni, la cosa viene annullata e il fatto non sussiste. Non dovrebbero sussistere più nemmeno quei procuratori. Io direi ‘il fatto non sussiste e quei procuratori, quelle procure, quelle accuse, non dovrebbero esistere’.

Però questa è la versione nostra, la versione del Riformista, voi direte ‘è di parte’ perché Romeo è l’editore del Riformista, ma è di parte dalla parte di chi? Dalla parte della giustizia, della verità e dei cittadini.

Paolo Liguori