Il lungo digiuno si è finalmente interrotto al Lanfrachi di Parma. Gli azzurri sconfiggono l’Uruguay dopo 2 anni e 55 giorni (e dopo 16 sconfitte di seguito). L’Italia che da 21 anni fa parte del Sei Nazioni, il massimo torneo europeo di rugby, non dovrebbe soffrire per battere 17-10 l’Uruguay che schiera onesti mestieranti che si guadagnano poco più della pagnotta giocando – e nemmeno tutti – nella seconda e nella terza divisione francese.

Vero è che perdere sarebbe stato ancora peggio: si sarebbero spalancate le porte dell’inferno perché un ko degli azzurri non era nemmeno quotato dai bookmaker tanto era lontano dalle logiche lineari del rugby in cui non ci sono sorprese se non quando gli avversari più o meno di si equivalgono. Invece, sulla carta e nella realtà, fra Italia e Uruguay ci sono ben più dei tre posti di differenza nel ranking mondiale (14° e 17°).

Al nuovo Lanfranchi di Parma, davanti ad appena 3.350 fedeli ché ormai la Fir non si avventura più negli stadi con qualche respiro, questa differenza non si è mai vista. Una pena rispetto alle speranze, rispetto alle aspettative, rispetto ai ranghi delle squadre.

Alla fine si salva solo un minuto di gioco, quello in cui il debuttante Pierre Bruno, 25enne genovese con il volto bagnato dalle lacrime all’inno, si tuffa in meta ben servito da un lungo passaggio di Garbisi dopo che la mischia aveva allestito un decente drive da touche. Un lampo in mezzo a una partita, che se non fosse stato per la vittoria, sarebbe da dimenticare.

Riccardo Annibali