“Ci pagano per lavorare in Parlamento e per fare proposte di legge, non per andare a fare sfilate”. Sono le parole, poi ricondivise anche sui profili social della Lega, di Matteo Salvini. Giovedì sera il leader del Carroccio era ospite di ‘Porta a Porta’, finendo rapidamente nel mirino della rete per le sue dichiarazioni.

Parlando quindi del no del centrodestra alla partecipazione agli Stati Generali dell’Economia convocati sabato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Villa Doria Pamphilj, l’ex ministro ha rivendicato che i parlamentari vengono pagati “per lavorare in Parlamento e per fare proposte di legge, non per andare a fare sfilate”.

Una vera e propria svolta per il ‘Capitano’, come in molti gli hanno ricordato sui social. Salvini è infatti lo stesso ministro che provocò una crisi di governo dalla spiaggia del Papeete a Milano Marittima, secondo OpenParlamento al 10 giugno 2020 su 5.844 votazioni Salvini contava 613 presenze, una percentuale pari al 10 per cento del totale (il leader della Lega risultava in missione l’88% delle volte). Lo stesso Salvini non è mai al Senato a riferire sul caso Savoini e deve ancora farlo in Commissione Antimafia, mentre sono note le sue assenze al Viminale, rivendicate con orgoglio perché per il leader della Lega “si può lavorare anche con lo smartphone”.

Non solo. Nella stessa puntata di ‘Porta a Porta’ Salvini ha ringraziato la Procura di Bergamo che “finalmente mette un punto fermo. Chi doveva chiudere le zone rosse? Lo Stato”. Per Salvini quindi, nonostante la pm Rota debba sentire oggi il premier Conte e i ministri Speranza e Lamorgese, l’inchiesta sulle zone rosse è già chiusa ed è chiaro il colpevole. Alla faccia del garantismo.