Continuano le indagini sulla scomparsa di Sara Pedri, la giovane ginecologa originaria di Forlì di cui non si hanno più notizie da 4 mesi. E continuano anche le indagini nel reparto a Trento da cui la giovane specialista si era dimessa, dicendo alla sua famiglia che si era “tolta un peso”. Sin da subito la famiglia Pedri ha denunciato il clima di terrore vissuto dalla ragazza sul lavoro che per loro sarebbe all’origine della sua scomparsa.

Per capire se ci possa essere una connessione tra quella scomparsa e la situazione lavorativa l’azienda sanitaria trentina ha avviato una serie di indagini interne. Un lavoro alacre fatto di 110 audizioni, analisi dei turni, verifica di mail e documenti. Così l’Azienda sanitaria ha trovato riscontro di “fatti oggettivi e una situazione di reparto critica” nell’unità di ginecologia di Trento e ha trasferito il primario e una dirigente.

Si sono fatti avanti altre colleghe, dottoresse che hanno denunciato un clima in reparto “insopportabile sotto il profilo umano e professionale”. Ai primi di aprile 5 dottoresse a cui si è aggiunta una sesta avevano denunciato tutto ciò ben prima che scoppiasse il caso di Sara. I legali delle dottoresse raccontano di un modus operandi fatto di “vessazioni mortificanti”, che aveva provocato la diaspora, negli ultimi 6 anni, di 62 dipendenti.

“Da anni si vive un clima di sofferenza legato ai metodi autoritari dei due dirigenti. Atteggiamenti che sono andati inasprendosi”, ha detto al Corriere una delle ginecologhe che ha denunciato le vessazioni sul posto di lavoro. Ed è quello che ha già raccontato ai pm e alla commissione interna. Turni sfiancanti, scatti d’ira, umiliazioni che non avrebbero avuto valide ragioni. “Alcune persone sono state prese di mira, e ne è seguito anche un demansionamento”.

Un drammatico inasprimento che Sara aveva scritto di aver vissuto anche in alcune lettere. “La condotta basata su atteggiamenti spesso vessatori ha creato in me come in tanti altri una profonda sofferenza. Capitavano anche insulti e minacce. A un’infermiera ho sentito dire: io ti rovino”, ha detto ancora una delle dottoresse che ha denunciato.

E ancora: “Sara ha avuto un impatto complesso con una realtà difficile, diversa da come se l’era immaginata e che non è stata accogliente. Né protettiva come dovrebbe essere nei confronti di un neo-specialista”. Tutto ciò dovrà essere verificato anche in sede giudiziaria. Come è tutto ancora da capire quanto tutto ciò sia connesso con la scomparsa di Sara.

“L’esito dell’inchiesta interna non mette la parola fine a questa storia, ma è qualcosa di fondamentale — dice al Corriere l’avvocato de Bertolini che difende le dottoresse che hanno denunciato vessazioni in reparto — stiamo valutando quale tipo di azioni giudiziali intraprendere”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.