La scomparsa di Sara Pedri, ginecologa 31enne di Forlì, ha acceso i riflettori sul reparto dell’Ospedale Santa Chiara di Trento dove la giovane dottoressa lavorava. E di giorno in giorno emergono nuovi dettagli su quello che la famiglia Pedri ha più volte definito “un clima di terrore sul lavoro”. L’auto della giovane è stata trovata vicino al ponte di Mostizzolo, nelle vicinanze di Cles (valle di Non), luogo tristemente noto per l’elevato numero di suicidi. Al suo interno c’erano il cellulare e il portafogli. Da quel momento la famiglia Pedri ha puntato il dito contro il reparto dando via alle indagini e alle confessioni di tanti altri dipendenti che lavoravano proprio in quel reparto.

Occhi puntati dunque sull’ ormai ex primario, Saverio Tateo. Prima l’ispezione dei Nas, poi quella degli ispettori inviati dal ministro Roberto Speranza, restituiscono un racconto da una parte drammatico del clima che si respirava in reparto, dall’altra di eccellenza sanitaria. Secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera, gli ispettori in tre giorni a luglio avrebbero sentito numerosi operatori sanitari, analizzato gli spazi e le attività, visionato i registri delle presenze e le cartelle cliniche. Da questo lavoro attento sarebbe emerso un totale “scollamento tra l’attività professionale e il carattere del primario”.

Per il ministero, infatti, il reparto è di “eccellenza, non risulta alcun evento avverso e la stessa qualità delle cure è elevata”. Le pazienti poi parlerebbero di Tateo come di un “uomo meraviglioso”. Ma le audizioni dei colleghi e del personale raccontano un’altra verità. I funzionari chiariscono come dal reparto salga una “vera e propria richiesta di aiuto e di intervento per l’atteggiamento vessatorio” che il professionista avrebbe avuto nei confronti di altri medici. Le carte riferiscono di “episodi di mobbing e di ostruzionismo sul lavoro”. Il primario avrebbe “insultato i colleghi anche davanti ai pazienti e li avrebbe esclusi dalle sale operatorie, con un’evidente mortificazione per i professionisti”.

Il documento riportato dal Corriere racconta anche di orari extra richiesti ai medici che però poi rimanevano a fare nulla. Tutta questa situazione sarebbe stata denunciata più volte negli anni dai medici agli organi competenti che però avrebbero fatto cadere nel vuoto le richieste di aiuto. Poi la scomparsa di Sara Pedri il 4 marzo avrebbe rotto il silenzio e messo in moto la macchina delle verifiche. Accuse contro Tateo e la sua vice che hanno spinto l’azienda a rimuovere i due professionisti.

Il quadro dipinto dagli ispettori del ministero combacia con la relazione dei Nas e con quelli della commissione disciplinare costituita dall’Azienda sanitaria. Diciassette le contestazioni con le quali quest’ultima ha chiesto il licenziamento di Tateo che ora potrà venir avallato o meno solo dal comitato dei garanti. Nel frattempo Tateo è tornato a lavorare a Trento, questa volta in un ufficio dedicato alle Cure palliative. Bisognerà attendere ancora per capire quali siano state le responsabilità del primario nella scomparsa di Sara Pedri.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.