Mee too nel mondo della tv, quanti sono i casi? Report potrebbe dedicarci un’inchiesta. O forse no, stavolta no: perché è proprio di Report che parla l’incandescente lettera anonima su presunte molestie ad opera di Sigfrido Ranucci che, dopo essere stata protocollata in Commissione parlamentare di Vigilanza, anche l’azienda di viale Mazzini ha deciso di prendere molto sul serio. È stata infatti aperta ieri una inchiesta interna che – con domande precise e ricostruzioni puntuali – la direzione del personale vuole portare a termine senza troppi riguardi. L’episodio gravissimo della giornalista fiorentina Greta Beccaglia, palpeggiata durante un collegamento in diretta, ha scoperchiato il vaso di Pandora anche nelle ovattate stanze della Tv di Stato.

Cinzia Fiorato, volto del Tg1, rivela: “Ho incontrato molti colleghi che hanno cercato di ricattarmi sessualmente nella mia vita professionale, ho avuto diverse “pacche” non gradite, commenti volgari, parole sussurrate, avvicinamenti arbitrari, sguardi invasivi e invadenti”.  Quel che è certo è che agli atti va registrata una segnalazione molto circostanziata sul conduttore di Report e vice direttore di RaiTre, Ranucci.

Si parla di ricatti a sfondo sessuale ma non solo, di ritorsioni per la disattesa consegna di servizi costruiti nel perimetro delle tesi di partenza. Ranucci conosce bene la missiva e lunedì scorso ha sfruttato lo spazio della trasmissione per stigmatizzarla: “Solo fango. Diamo fastidio”. Le inchieste televisive nate e cresciute sulla pratica del whistleblowing, la segnalazione anonima per la quale i Cinque Stelle hanno tanto insistito, invece vanno benissimo. Dipende forse più dal soggetto che dallo strumento. Il dossier su Ranucci girava in Rai da tempo, si apprende. Tanto che l’interessato adesso ammette di averne parlato in Procura sei mesi fa, sollevando lui stesso il caso prima che lo facessero altri. L’Ad Rai, Carlo Fuortes, aveva dichiarato di esserne rimasto totalmente all’oscuro fin quando gli atti parlamentari della Commissione di vigilanza non hanno squarciato il velo del silenzio.

E adesso “la Rai dovrebbe rispondere sui casi di presunte molestie”, parte all’attacco il deputato di Iv Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza sulla tv pubblica. “Credo che la commissione di Vigilanza debba approfondire il proliferare di notizie su presunti abusi sessuali e sessismo in Rai e sulle mancate risposte pubbliche dell’azienda. Solo nell’ultima settimana contiamo ben 5 denunce o presunti dossier apparsi sulla stampa: su queste vicende come può la principale azienda di comunicazione del Paese non comunicare nulla?”. Continua Anzaldi: “Possibile la Rai accetti di essere associata a episodi del genere senza dire cosa sta facendo? L’Audit sta indagando? Qualcuno sa che a capo dell’internal auditing di Viale Mazzini c’è una donna, Delia Gandini, con un profilo professionale esterno e una grande esperienza proprio in amministrazione e controllo?”. A quanto pare le domande di Anzaldi trovano risposta, l’audit interno si muove. “Ma ci vorranno mesi per avere un esito”, confida al Riformista un’autorevole voce del settimo piano.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.