La società francese Nexa Technologies è accusata di aver venduto apparecchiature di sorveglianza informatica al regime del presidente al-Sisi in Egitto. Il software spia, denominato Cerebro, avrebbe consentito di rintracciare gli oppositori e questo, secondo l‘accusa, sarebbe stato sufficiente ad incriminare Nexa su una presunta “complicità in atti di tortura e di sparizioni forzate”. Si andrà a processo dopo quattro mesi di indagini e sono coinvolti quattro dirigenti.

L’accusa è molto chiara: nel 2017 è stata aperta una indagine su indicazione di FIDH, LDH con il supporto dell’Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani per la spesa di 10 milioni di euro del governo egiziano per un sistema di ascolto utile a combattere ufficialmente i fratelli musulmani. Il problema, però, è che non sembrerebbe essere stata quella la finalità di utilizzo, bensì un metodo per instaurare una più ampia sorveglianza estesa a tutti gli oppositori di al-Sisi, reprimendo le attività dell’opposizione politica su larga scala con metodi già sotto la lente di ingrandimento sul fronte della violazione dei diritti umani.

Proprio in merito a quest’ultimo rischio – dichiara al Riformista il giornalista e scrittore Livio Varriale noi italiani abbiamo subito acceso la lampadina per verificare se nel 2017 e nel 2020 sia stato usato lo spyware Cerebro per i due casi italiani che più a cuore in terra egizia negli ultimi anni: Regeni e Zacky. Il software è stato venduto nel 2014, da quando al-Sisi si è insediato, ma che ci siano prove di una infezione dei dispositivi dei due malcapitati, questo non ci è dato saperlo. Che Regeni sia stato coinvolto un triangolo mortale tra Francia e Inghilterra, con l’Egitto che si è trovato a gestire la patata bollente, sembrerebbe essere una pista più che ipotetica. Per Zacky, invece, credo che ci siano più probabilità perché l’accusa che è stata avanzata, pubblicare post di opposizione sui social con profili falsi, è mirata ed è ricavabile grazie ai “benefici” di un utilizzo di un trojan di stato”.

A mio avviso Regeni è stato vittima di un complotto molto più grande di lui”. Afferma il ricercatore Odisseus: “Non c’era motivo di bucargli il telefono, è stato ucciso non per le cose che sapeva ma per quello che rappresentava nei rapporti Italia – Egitto. Per Zacky vale la stessa cosa: non faceva mistero delle sue opinioni nei confronti del regime egiziano quindi non è certo dalla lettura delle sue chat segrete che si è scatenata la reazione che l’ha portato in carcere. Quindi, in sintesi, associare Egitto e gli “oppositori” che conosciamo con i Nexa mi sembra fuorviante per queste ragioni”.

Ma come funziona il mercato delle società impegnate nello sviluppo dei software? “Le aziende che vendono software di sorveglianza – spiega Odisseus – sono cercate da clienti (stati, governi, agenzie) che abbiano grosse capacità di investimento e possano permettersi di spendere. L’interesse di queste agenzie è certamente quello di acquisire prove e dati “spiando” quelli che una volta si chiamavano “i nemici del popolo”, per carpire la loro rete di fiancheggiatori e scoprire o anticipare le loro mosse. Discriminare se il tipo di attacchi siano zero-day, one-day, no-click, one-click, spear phishing, o phishing comune ha poco senso: le modalità di attacco possono essere le più disparate. Quello che importa è che attraverso questi attacchi i software di sorveglianza (o spionaggio vero e proprio) possono davvero rubare la vita di una persona, e questo è il punto”.

Esperto di social media, mi occupo da anni di costruzione di web tv e produzione di format