La Philip Morris ci ha querelato. Lo ha annunciato ai giornali. Anche la Casaleggio, pare, ha avviato un procedimento giudiziario contro di noi. Non è la prima volta che qualcuno ci querela. In genere succede che querelino i magistrati: Davigo, Gratteri, Di Matteo, Esposito e svariati altri. Ci querelano, generalmente, perché sostengono che noi abbiamo scritto cose non vere, oppure che le nostre critiche sono state offensive. Più frequentemente ci querelano per le critiche. Noi siamo abituati a non scrivere mai cose non vere. Quando ci querelano si difendono dalle nostre polemiche, dicono che siamo fuori dal giusto. del resto i magistrati hanno un senso molto forte del giusto.

Stavolta Casaleggio e Philip Morris ci querelano senza smentire niente. È questa la cosa un po’ speciale. I fatti accertati, mi pare, sono i seguenti. I 5 Stelle sono contro le lobby e le multinazionali del tabacco. La Philip Morris è la più importante multinazionale del tabacco. La Philip Morris in tre anni ha versato quasi due milioni e mezzo alla “Casaleggio associati”. La “Casaleggio associati” è il quartier generale dei Cinque Stelle. I Cinque Stelle nel periodo nel quale la Philip Morris pagava la “Casaleggio associati”, con regolarità e scadenza mensile, hanno modificato il loro orientamento sul tabacco (almeno su quello riscaldato, che è il core business della Philip Morris in Italia) e hanno votato un emendamento alla legge finanziaria che abbassava le tasse sul tabacco riscaldato, producendo in questo modo un profitto oscillante tra i 250 e i 400 milioni all’anno per la Philip Morris. Noi abbiamo scritto queste cose. Oggi, per rendere ancora più chiaro quello che abbiamo scritto, pubblichiamo il resoconto dei pagamenti della Philip Morris alla Casaleggio. Ma allora in cosa consistono le smentite?

Quella della Philip Morris è una smentita un po’ ingenua. Forse concepita negli Usa, scritta in inglese e tradotta in italiano. Negli Usa non è che conoscono benissimo la politica italiana. È ragionevole che in America non sappiano che Davide Casaleggio è una persona che ha partecipato molto attivamente, e con forti poteri, a tutte le scelte politiche dei 5 Stelle in questi anni. Però è così. Perciò, quando la Philip Morris dice di non avere mai finanziato un partito, o un movimento politico, c’è da pensare a una mancanza di informazioni. Non posso credere che la Philip Morris non sappia di avere versato due milioni e mezzo alla Casaleggio (comunque, in questo caso, veniamo noi in aiuto, pubblicando, appunto, il resoconto dei pagamenti). È più probabile che non conoscesse i legami strettissimi tra Davide Casaleggio e i 5 Stelle. Davide Casaleggio probabilmente è la persona più potente nel movimento. Insieme a Di Maio e forse, ancora, a Beppe Grillo. E Davide Casaleggio è proprietario al 60 per cento della “Casaleggio Associati”.

Sono sicuro che una volta entrati in possesso di queste informazioni, che noi le forniamo con piacere, la Philip Morris, onestamente, rivedrà le sue posizioni. Del resto, nella sua decisione di finanziare la Casaleggio non c’è niente di male, per quel che mi riguarda. Io non ho niente in contrario al finanziamento dei partiti politici da parte delle aziende private. Specialmente per come si sono messe le cose adesso, dopo il taglio a zero dei finanziamenti pubblici che allinea l’Italia alle società più arretrate. Il taglio è stato molto spinto dai Cinque Stelle, che hanno trascinato tutti gli altri partiti in questa scelta di ridimensionamento della democrazia. La politica, ovviamente, non può vivere senza soldi, e se non arrivano i soldi da una legge dello Stato di sostegno alla politica, non si può fare altro che ricorrere ai privati. Il problema è che alla magistratura questa cosa non piace. E spesso interviene per bloccare questi finanziamenti.

Non solo quelli diretti ai partiti (che ormai sono proibiti per legge, perché i partiti, in Italia, sono ufficialmente equiparati a piccole associazioni a delinquere) ma anche quelli che passano attraverso fondazioni, o aziende varie parallele ai partiti. Tant’è vero che ora Matteo Renzi è nei guai solo perché alcuni imprenditori hanno finanziato la fondazione Open. I magistrati hanno detto: Open è vicina a Renzi, Renzi è un politico, ha un partito, dunque i finanziamenti a Open sono finanziamenti a un partito, quindi sono reato. Eppure nessuno ha neppure avanzato l’ipotesi che i finanziamenti alla Open fossero in qualche modo concepiti per ottenere in qualche modo l’approvazione di leggi o emendamenti in Parlamento che favorissero questi imprenditori. Non risulta proprio niente da questo punto di vista. Nel caso del finanziamento alla Casaleggio e della probabile possibilità di influenza di Davide Casaleggio sui Cinque Stelle invece c’è questa faccenda, molto scocciante, della riduzione delle tasse alla Philip Morris.

È un reato? Oh, questo non lo ha detto nessuno. Tanto meno noi, che siamo favorevolissimi al finanziamento. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta e se la condurrà con gli stessi criteri coi quali Firenze sta indagando su Renzi, per la Casaleggio e per i Cinque Stelle non si annuncia niente di buono. Però è improbabile che questo avvenga. I rapporti che hanno i 5 Stelle con la magistratura sono meno cattivi – si dice – di quelli che ha Renzi. Io penso che non ci siano reati, e che però sia una cosa da raccontare. Perché? Perché sapere che il partito della trasparenza e della lotta alle lobby e alle multinazionali ha votato a favore delle lobby e delle multinazionali, in modo non molto trasparente, e ha nascosto un documento del ministero della sanità contrario al tabacco riscaldato, proprio mentre una multinazionale produttrice di tabacco riscaldato pagava profumatamente uno dei suoi massimi dirigenti… beh, è una cosa interessante e che è giusto sapere.

La querela più originale di quelle che ci sono state annunciate, tuttavia, è quella di Casaleggio stesso. Nega di avere avuto i soldi? Beh, non può: ci sono le carte. Nega di essere una persona assai influente al vertice del movimento Cinque Stelle? Sarebbe un po’ come se io dicessi che di quello che scrive il Riformista non so proprio nulla. Nel senso, voglio dire, che il paradosso in politica è bello, però c’è un limite al paradosso, non vi pare? Ma allora qual è il senso di queste querele? Molto spesso, quando ti querela un potente, la ragione fondamentale è una sola: il tentativo di intimidire. I politici lo usano molto poco questo metodo, perché in genere i politici, in giudizio, perdono. Ai magistrati i politici piacciono poco, e alla fine l’esito delle querele lo decidono loro: i magistrati. Quelli che invece sanno di avere un potere forte di intimidazione sono o gli stessi magistrati (che le querele le vincono pressoché tutte) o anche i padroni del vapore.

I quali, oltretutto, spesso, riescono ad avere dalla parte loro molti partiti e anche molti giornali. Come mai? Ah questo non lo ho mai capito. Il potere di convincimento di organizzazioni come la Philip Morris sui politici e sui giornali per me è un mistero. Se avete qualche idea, anzi, mi fa piacere se me la suggerite. Però io ho notato una certa freddezza intorno a questo scandalo Sigarette-5 Stelle. Di solidarietà ne ho ricevute pochine. Forse solo quella di Giorgia Meloni e del suo partito. Che poi è una cosa curiosa. Meloni è il capo di un partito erede del Msi di Almirante. Io vengo dal vecchio Pci, e a pensarci bene ancora mantengo un fondo comunista (e lei, un fondo fascista…). Mah. Che strane cose che avvengono nella politica italiana.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.